C’era ‘na vorta la principessa de Roma

Noto che molti non la conoscono, e allora la voglio raccontare ‘sta storia dei bus di Roma.

C’era una volta una bella principessa di nome Virgigna, molto saputella e volenterosa e anche maniaca dell’ordine, tant’è che venne a Roma per rassettarla.
Ma niente, più spazzava e più la spazzatura si accumulava, più si accumulava e più arrivavano animali per mangiarla, più arrivavano animali per mangiarla e più la gente urlava e scappava implorando a un compare della principessa il porto d’armi per ufficializzare la caccia.
Insomma, Roma era nel caos. 
Allora la principessa volle andare a parlare con il sindaco di Roma. Chiamò i cocchieri che però le diedero una triste notizia.
– Le ruote della carrozza sono tutte forate, principessa.
– Cambiatele subito!
– Siamo in lista per il gommista più veloce. Ci siamo prenotati fra sei mesi.
– Accidenti a voi, incapaci. Come si fa a bucare le ruote di una carrozza, dico io…
– Principessa, le strade della città sono piene di buche, bucone e buchette.
– Chiamatemi un taxi.
– Sono in sciopero.
– Allora accompagnatemi a ciccincollo fino alla fermata del bus.
– Se lo vuole lei, principessa, ogni suo desiderio è un ordine.
Dopo ore di attesa sotto il sole, del fantasmatico 007 neanche l’ombra. “E meno male che nun ho fatto pota’ gli arberi”, pensò la principessa che cercava di rifocillarsi sotto la protezione dei rami pericolanti dei grandi pini. Poi, prese il cellulare e chiamò i suoi servi.   
– Mettetemi in contatto con Tel Aviv, immediatamente.
– Pronto? Sì sono la principessa de Roma. Per favore, vorei 70 busse. Come? Usati risparmio? C’hanno più de diec’anni? Figurete, tanto quelli nòvi pijano subbito fòco, chi se n’accorge!? Ma, aspetta, aho, quanto me li fai a quintale? Ok li pijo tutti. Cosa? Sì sì er 16 per cento der totale, te li faccio versa’ subbito sur conto, ‘n te preoccupa’.
Fu così che nella grande reggia di Campi Doglie, dove lei viveva, arrivarono all’istante 70 autobus datati 2008, poiché gli israeliani se li volevano togliere dalle palle al più presto. I romani la osannarono, la ringraziarono, saltarono dalla gioia, talmente tanto che procurarono una enorme voragine, la ventesima in tre anni. Ma pure in quel’occasione finì a tarallucci e vino dei castelli.
– Metteteli in circolazione – ordinò la principessa ai suoi servitori.
– Principessa, ma sono euro 5, non si può. C’è una direttiva europea da rispettare.
– Ah sì, e mò ‘ndo se li mettemo?
– Io ho dei parenti a Salerno, una parte possono andare lì, nello stadio che lei manco se l’immaggina.
– Va bene, va bene. Dove stavo andando? Ah, sì, dal sindaco. Prendo la funivia. Noo? ‘a metro. Noo? Portateme a ciccincollo fino a là. Je ne devo di’ quattro, minimo minimo, eh. ‘Sta città è ‘nvivibbile da quando c’è lui.
Tutti i servitori chinarono il capo e rimasero in silenzio, sperando che la principessa non chiedesse quello che invece chiese.
– A proposito. Come se chiama ‘sto cojone?

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Incomprensioni domestiche

In casa, lui in cucina e io in salotto.

Lui – Come stai oggi?
Io – E come devo stare? Sto bene, grazie. E tu? 🤔
Lui – Bene, bene. Fa caldo lì?
Io – Non più della cucina.
Lui – Cosa hai mangiato oggi?
Io – Oh, ma che ti prende? Abbiamo pranzato insieme, eh!
Fa capolino dalla porta, ride e muove la mano chiusa a becco di papera come dire “ma che dici tu” 
Lui – Va bene, mamma, ci sentiamo domani.
Click.
😂

Festa di questa nostra povera Repubblica

Il 2 giugno del 1946 le donne andarono a votare per il referendum istituzionale e per le elezioni dell’Assemblea costituente. Si presentarono con il vestito della festa e i figli al seguito. Per loro era la prima volta, e sono passati solamente 73 anni.
Vorrei augurarvi buona Festa della Repubblica a tutti, e in realtà lo sto facendo, ma ho un groppo in gola, perché quella che dovrebbe essere la Festa di tutti noi, è vissuta in modo diverso. Vivo il disagio di appartenere a un popolo i cui “valori”, di gran parte di questo, non riconosco e anzi aborro. Abbiamo lottato per ottenere diritti sacrosanti che oggi vengono oltraggiati. La cultura è infranta. La formazione svilita. La politica accecata. 
E niente, non riesco proprio ad abbracciarvi tutti, perché almeno un terzo di voi non solo non lo comprendo, ma mi spaventa.
Vebbe’, la chiudo qui.
Nonostante tutto: viva la democrazia, viva la libertà, viva la Costituzione, e tanta buona fortuna, Italia mia.

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Le esperienze passate che non si dimenticano

Quando frequentavo le medie, la professoressa Bedello aveva un metodo tutto suo di insegnare la Storia, soprattutto in terza. Arrivate al ventennio fascista, ci dettò quella che per lei era la vera storia e i fogli dovevano essere incollati sulle pagine del libro. Insomma, bisognava coprire quello che per lei erano menzogne. La cosa che mi colpì di più e che ancora oggi ricordo come fosse ieri: “Non erano sei milioni di ebrei ad essere stati sterminati, ma seimila”. Così decisi di contrastarla con il mio silenzio, di protestare a modo mio, non incollando quei fogli zeppi di frottole. Li attaccai solo con lo scotch sul dorso, così avrei potuto continuare a studiare sul libro.
Arrivarono gli esami per la licenza media, e cosa mi chiede la cara prof? Ovvio, il fascismo!
Rimasi a bocca chiusa. Non dissi nulla. Silenzio. Solo uno scambio di sguardi.
“Saponaro, non rispondi?
“No, professoressa”
“Non hai studiato?”
“Sì, professoressa”
“Allora, rispondi”
“No, professoressa”
Era paonazza, forse perché immaginava quella che sarebbe stata la mia risposta e non sapeva come uscire dall’imbarazzo.
La professoressa di Italiano, socialista, ridacchiava. Anche lei immaginava, e questo mi diete ancora più forza, giacché nella sua materia me la cavavo abbastanza.
Ancora silenzio. La prof era stretta all’angolo, così dovette romperlo, il silenzio.
“Insomma, perché non rispondi?”
Non aspettavo altro.
“Perché ho studiato Storia sul libro e non sui suoi dettati di una storia tutta inventata da lei”.
Malgrado gli ottimi risultati nelle altre materie, fui promossa con il sei, però è stata una delle mie più grandi soddisfazioni. 
Un’adolescente che si ribella, consapevole di dover pagare un pedaggio anche se ingiusto.
Erano gli anni ’70, e quella sì che era una professoressa da sospendere!

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Semplicemente nuoto

Sono tornata alle abituali 40 vasche.
La piscina è vuota.
Mi tuffo e infrango il silenzio dell’acqua.
Inizio con stile libero.
Bracciata.
1 2 3 battute di gambe.
Bracciata.
1 2 3 battute di gambe.
E’ come affrontare la vita: la si abbraccia e la si schiaffeggia. E’ l’impegno di un’arrampicata orizzontale, senza gravità.
Il respiro provoca nell’acqua bolle sonanti e avverto un odore che tutte le santissime volte mi riporta indietro nel tempo. 
Un odore forte di cloro che riempiva tutta la piscina. Le gare, il podio, l’emozione, il voluto ritardo per saltare quel noioso quarto d’ora di riscaldamento in palestra, i rimproveri, gli incoraggiamenti, il tifo, le medaglie, e gli innamoramenti adolescenziali. Anche quelli profumavano di cloro. E gli occhi rossi e gli impacchi con il latte. 
Cambio stile.
Dorso.
Ora è tutto più ovattato. Ascolto solo il mio respiro, potente e dilatato. Sono in contatto con me stessa. La sensazione è di vivere in un grande guscio, un enorme grembo materno.
Il mondo si è allontanato. Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro. È scomparso tutto, ci sono solo io. Solo io con il mio respiro.
E allora ruoto il corpo e ricomincio.
Cambio stile. 
Libero!

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Foto tratta dal web

Giornata mondiale della Poesia: la FUIS alla Biblioteca della Camera dei deputati

Oggi, a partire dalle 15, la FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori), per la giornata mondiale della poesia, organizza, nella Biblioteca della Camera, un evento nel quale scrittori e poeti leggeranno brani delle loro opere.

Emma Saponaro, con il suo “Come il profumo“, è fra gli autori protagonisti dell’evento.

Giornata mondiale della Poesia 2019: la FUIS alla Biblioteca della Camera dei Deputati

dal sito della FUIS

“Come il profumo” a Feminism 2

“Come il profumo”, di Emma Saponaro, continua a suscitare interesse. 
Dall’8 al 10 marzo, Emma Saponaro e il suo libro saranno ospiti della Fiera dell’Editoria delle Donne (Casa Internazionale delle donne – Via della Lungara 19 – Roma), per un evento creato da GEArtis, in collaborazione con Pegasus Edition e Letteratura Alternativa.
Il 9 marzo, inoltre, alle 14.00, nella sala Ingargiola, Emma Saponaro parteciperà a un dibattito sulla scrittura femminile. Conduce, Maggie van der Toorn.

Vi aspettiamo!

Feminism 2 – II Fiera dell’Editoria delle donne 8/9/10 marzo 2019

Dopo la prima edizione del 2018, accolta con grande successo, che ha portato un elevato numero di visitatori e presentazioni dei libri al femminile, sta per iniziare il secondo appuntamento annuale di Feminism. Unica Fiera dell’editoria delle donne in Italia, che si inaugura l’8 marzo, all’insegna della festa e del confronto, sempre con ingresso gratuito.

La Casa Internazionale delle Donne, con le sue molte e bellissime sale e gli spazi comuni: cortili e giardini, ristorante, bar e biblioteca, offre al pubblico un ambiente diversificato e confortevole nel cuore di Trastevere in cui incontrare libri, autrici e coraggiose case editrici. Prenderanno parte di Feminism2 oltre settanta espositori, tra cui lo stand Pegasus Edition/Letteratura Alternativa/GEArtis.

SABATO 9 MARZO – ore 14 – Sala Ingargiola

“Passa le parole…alle donne”

Dibattito letterario, in cui si affronta il tema: Vivere Volando, ci vuole coraggio a raccontarsi.

Partecipano: Maggie Van Der Toorn (autrice, art director) Giorgia Sbuelz (autrice, yamatologa) Antonella Pagano (poetessa, sociologa, autrice) Beatrice Tauro (autrice), Emma Saponaro (autrice), Giuditta Di Cristinzi (autrice), Raffaella Mammone (autrice).

Vi aspettiamo per una fiera intensa di novità, nella bellissima cornice dell’antico Palazzo del Buon Pastore “Casa Internazionale delle donne”. Per leggere il programma completo clicca qui: feminismfieraeditoriadelledonne

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Aperitivo d’arte alla Casa dello scrittore – siete tutti invitati

Appuntamento per sabato 26 gennaio, alle ore 18.30, presso La Casa dello Scrittore – FUIS a Roma, Lungotevere dei Mellini 33.
Altra occasione per rivederci, parlare dei nostri libri, ascoltare ottima musica con un buon calice di vino offerto dall’azienda Araprì e degustare prodotti gastronomici offerti dall’azienda Parente.
Vi aspetto, eh?

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Informazioni:

GEArtis
Associazione Culturale GEArtis Web Magazine e FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori presentano “Aperitivo d’Arte – Benvenuto 2019”.

Il nostro team GEArtis è molto lieto di dare il benvenuto al nuovo anno e di presentare i tanti nuovi progetti e le nuove collaborazioni. Possiamo dire con gioia di aver stipulato un protocollo d’intesa con la FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) e prendiamo l’occasione al volo per festeggiare questo gemellaggio con un evento esplosivo che si terrà sabato 26 gennaio 2019 alle ore 18.30 presso LA CASA DELLO SCRITTORE – FUIS (Teatro Ex Abaco) Lungotevere dei Mellini 33 a ROMA.

GEArtis, in collaborazione con la FUIS, lancia una serie di iniziative culturali, incontri, seminari, spettacoli di musica, danza, prosa e ogni tipo di attività che riteniamo utile per divulgare la cultura nello splendido scenario de LA CASA DELLO SCRITTORE – FUIS, luogo di comunicazione delle arti e del pensiero creativo nazionale e internazionale.

Il nostro Aperitivo D’ARTE del 26 gennaio accoglie il nuovo anno con un incontro per artisti e autori in cui si parlerà di libri, pittura e recitazione. Il tutto contornato da una cornice musicale in un contesto amichevole, con l’intento di offrire agli artisti i propri lavori e interagire con il pubblico.
Partecipano i seguenti artisti:
Sonia Giovannetti (autrice), Tiziana Tafani (autrice), Franco Mieli (autore), Beatrice Tauro (autrice), Eleonora del Giudice (pittrice), Stefano Capraro (autore), Emma Saponaro (autrice), Roberta Rotondi (autrice) e Alberto Esposito (autore).
Ospiti speciali:
Antonella Pagano (attrice), Samantha Faina (soprano), Fatjon Jonny Zefi (pianista), Pavla Mikulasova (compositrice).
Oltre agli ospiti speciali saranno presenti: Cecilia Sanchietti, Luke Rhodes, Jacqueline Spaccini e Massimo Provinciali.
Conducano la serata: Maggie van der Toorn e Giorgia Lucrezia Sbuelz Panciatichi
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Il team GEArtis è composto da: Maggie van der Toorn (autrice), Giorgia Lucrezia Sbuelz Panciatichi (autrice), Giuditta Di Cristinzi (autrice), Cloe Marcian (blogger) e Francesca Rossetti (giornalista).

Infine ci saluteremo con un brindisi del delizioso spumante offerto dalla ditta d’Araprì – Spumante Metodo Classico – San Severohttp://www.darapri.it/ e una degustazione di prodotti tipici, proposta dalla ditta Parente http://www.parente.biz/ . Sponsor ufficiale Italiana Ascensori & Servizi. https://www.facebook.com/italiaascensori.it/

INGRESSO LIBERO
(L’ingresso è riservato ai soci FUIS e GEArtis. E’ possibile effettuare l’iscrizione la sera stessa compilando una semplice scheda. L’iscrizione è gratuita).

Informazioni: info@geartis.info – cell. 349 7591991

Guarda il nostro canale YouTube https://youtu.be/M24-jjYpaHs
Vi aspettiamo!

Sabato 26 gennaio 2019 – ore 18.30 – CASA DELLO SCRITTORE – FUIS (Teatro Ex Abaco) Lungotevere dei Mellini 33 – ROMA

Lettera di una immigrata nigeriana al Ministro della Paura e dell’odio

“Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce, poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.
Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.
Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.
Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.
E’ dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.
La vedo già storcere il muso. E’ pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?
Sono fatti suoi, invece.
Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no.
Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.
Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.
Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori. Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia pe noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…
Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.
L’Eni, l’Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…
Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.
Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’era posto per dormire, dell’acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.
Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.
Ancora una volta, la pacchia l’avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.
Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.
Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro.”

Fonte