diario di bordo pugliese #5 e #6

Vicende che hanno del rocambolesco mi hanno costretto a trascurare il diario per due giorni. Ho lasciato un paradiso credendo di trovarne un altro, le Maldive del Salento, e invece sono finita in un inferno. In due parole? Mi sono vista succhiare dalla Visa 515 euro nel giro di mezz’ora solo cliccando “Prenota”.

#5 – Ore 10,30. Lasciare una parte stupenda del Salento e dover salutare Anna, Elisa, Boris, la masseria, la baia di Torre Squillace, strizza un po’ il cuore, ma la curiosità di andare allo sbaraglio non sapendo in quale luogo mi fermerò, quali altre sorprese questa terra meravigliosa mi riserverà è di per sé intrigante. Partenza h. 10, meta Maldive del Salento, ovvero Pescoluse. I colori continuano a essere gavettoni visivi. 70 chilometri ad andatura lenta e arrivo. Inizio a chiedere, ma le strutture disponibili sono solo hotel, che per me sono troppo costrittive. Le altre? Non sono pronte, non sono pulite. Con 30 gradi, dicono “con calma: è presto”. Dopo 5 ore di ricerca, mi allontano dal mare e mi inoltro sulle collinette. Le poche strutture che trovo hanno frigoriferi da pulire, aria condizionata da riparare, televisori da istallare, mobili da rinnovare, e sono comunque affidate all’agenzia, ovvero a quel sito che permette di prenotare strutture alberghiere, insomma ci siamo capiti “Libring”. Sono affidate, ma non sono pronte. Mistero. Inizio a preoccuparmi (dove dormirò stanotte?). Ore 16. Cerco su Libring un qualcosa. Toh, un residence nelle vicinanze, faccio la furbata e la cerco con google. Telefono. Concordiamo il prezzo e vado. Il proprietario è milanese e molto gentile. Ci tiene a farmi vedere la meravigliosa piscina dall’acqua cristallina (e il mare?) ed è orgoglioso quando, come un rappresentante della folletto, mi dà dimostrazione di una mandrakata. Basta una pressione su un pulsante per azionare il motore et voilà: una magica cascata di bolle. Chiamasi idromassaggio. Poi mi fa portare i bagagli nell’alloggio. Una deliziosa stanza tre metri per tre (sto esagerando in eccesso) senza finestre che riesce a contenere un letto matrimoniale, un’asta con tante stampelle (dice che l’armadio rovinerebbe il design, dice), una cassettiera, un lavandino, una macchina del gas e un piccolo frigorifero. A parte, per fortuna, il bagno rivestito totalmente in pietra. Buio e con un leggero odore di umidità. Ma fuori c’è il patio, gli ulivi, la luce. Dentro il buio, fuori la luce. Sono circa una decina, i monolocali. Più avanti, i bilocali. Me lo faccio andar bene. Non devo pensare alla masseria per apprezzare nuove situazioni. Non penso non penso non penso. Ci sono solo due vicini, una coppia milanese che dovrebbe ripartire. Dopo un po’ di tiritera, il proprietario, e i due operai che lo hanno accompagnato, mi salutano, dicono che ci rivedremo domani. E no! Qui da sola, su una collina sperduta che neanche ho acceso google map per sapere dove accidenti sono finita e voi mi lasciate sola? Ricarico tutto in auto e me ne vado. Ore 17. Disperazione. Apro Libring. Cerco. C’erano due trulli che tenevo d’occhio, ma erano troppo cari e avevo timore che anche lì mi sarei ritrovata sola in mezzo al nulla. Disperata (già l’ho detto?), cerco, lo trovo e vedo comparire la scritta “Rimane solo una camera in questa struttura”. Voi cosa avreste capito? Che l’altro trullo è stato affittato, no? Prenoto e mi chiama subito il referente che mi dice che è troppo isolato per una persona sola, che non è illuminato, che in realtà i due trulli sono un’unica struttura e mi propone altre sistemazioni più economiche. Sono lontane, sempre isolate, sporche. Ore 19.30, niente. sono sempre più disperata (sì, lo so, già detto) e inizio anche ad essere stanca. Dico la verità, mi tremano un pochino le gambe. Chiedo di andare a questi benedetti trulli. Che saranno mai? Andiamo. Isolatissimi. Buio attorno. Da pulire, sistemare. È tutto accatastato. Niente wifi. Una tacca TIM. In preda all’ira, voglio cancellare la prenotazione su Libring. Ci sono due opzioni: “Cancella con una penale di 139 euro” “Cancella chiedendo l’annullamento della penalità”. Scelgo la seconda.
Ore 21, sono di nuovo in masseria, a La Strea, Porto Cesareo. Niente Maldive del Salento, non sono pronti, ma sono furbi, danno tutto in mano a Libring, con la quale sono ancora in trattativa. Secondo loro, il proprietario vuole l’intero importo: cioè 465 (prezzo per 5 persone occupanti) più le pulizie finali (50 euro), totale 515, che poi collegandomi su paypal mi accorgo che già mi hanno prelevato. Due ore dalla prenotazione e dovrei pagare come se fossimo cinque persone e soggiornassimo in quella stamberga per cinque notti.
Sono in masseria, è come se fossi tornata a casa. La serenità è tornata.

#6 – Oggi mi merito tanto riposo. Sono stanca. Ricevo una telefonata da Libring che in contemporanea è al telefono con il referente della struttura. Vuole avere la mia versione, ma non è un commissario, giuro. Il tizio, che tra l’altro chiama dall’Olanda, mi dice che probabilmente mi addebiteranno il 30 per cento del prezzo intero, cioè 150,50! Ma come? Se avessi accettato la cancellazione, mi avrebbero addebitato 139 e invece ho richiesto la cancellazione senza penalità. Dove ho sbagliato? Mi richiamerà. Attendo speranzosa.
Scendo in spiaggia in tarda mattinata.
Quanto è bella la baia con i nuovi amici che avevo lasciato. Questa è Maldive, Tropici e di più. Si riparte con le chiacchierate, le nuotate, e il libro di Antonella Caputo resta lì, sullo scoglio, che aspetta di esser terminato. Vorrei ma non posso, ma lo farò!
Le Maldive, sì, sono qui, sono Maldive anche le persone, la loro simpatia e generosità! Le altre? Un flop!
Vostra Emma
Ora, prendetevi un minuto di riflessione, e non fate i timidi (ultimamente state dimostrando zittudine). Perché non ci raccontate un aneddoto, vostro o riferito, che possa avere a che fare con la ricerca di armonia con le circostanze, con le situazioni, e che ha richiesto impegno pur di ottenerla?

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