Devi credermi

«Devi credermi, fidati di me.»
«Non ho alternative, però è difficile.»
«Come mi trovi?»
«Sei una bella donna. Molto bella, indubbiamente.»
«E poi?»
«E poi… E poi cosa dovrei dirti? Non ti conosco», risponde il signor Fanti con un velo d’imbarazzo e allo stesso tempo di fastidio.
Greta fatica a mandar giù quel boccone acido.
Ha indossato un abito di qualche anno fa, ma è quello che copre le sue rotondità e scopre il garbo di una femminilità non ancora appassita. Non si arrende, Greta.
Tira fuori dalla sua borsa un libro ingiallito dalla polvere del tempo. Si siede, accavalla le gambe scoprendole un po’, oltre il ginocchio, e ci assesta sopra il libro, aprendolo là dove un piccolo biglietto da visita ne suggerisce il segno. Respira. E recita:

“Mille anni e poi mille
Non possono bastare
Per dire
La microeternità
Di quando m’hai baciato
Di quando t’ho baciata
Un mattino nella luce dell’inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che è un astro.”

Altro respiro. Sospiro. Greta riuchiude con delicatezza il libro e, lisciando la copertina sciupata, scruta gli occhi dell’uomo.
«Complimenti. L’hai scritta tu?»
«Jacques Prevert», risponde lei, sforzandosi di sorridere.
Trascorrono molti minuti nel silenzio senza che i loro sguardi si sfiorino di nuovo. Lui osserva oltre il vetro della finestra; lei le sue mani, senza vederle. È il tempo della ricerca, delle supposizioni, dei programmi. È forse il sogno di un futuro accessibile e la paura di illudersi, il desiderio di esistere e il terrore di morire.

Dopo tre tocchi alla porta, entra una donna vestita di bianco.

«L’ora della visita e finita, signora Fanti, il paziente deve riposare».

Alzandosi dalla sedia, Greta tende l’ultima occhiata della giornata all’uomo. Lui ricambia, ha gli occhi gonfi di lacrime, sta per pronunciare qualcosa, ma l’intransigenza dell’infermiera lo fa tentennare. Chiude gli occhi, sospira, poi allunga il braccio verso Greta e le accarezza il volto.

magritte

Les Amants, di René Magritte

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