Questa sono io. Prendere o lasciare.

Mi reputo una persona tranquilla e pacifista. Mi piace confrontarmi con chi la pensa diversamente da me, perché ritengo che il contraddittorio sia un’occasione di crescita: si può cambiare idea o si possono rinsaldare le proprie convinzioni. Però, perché c’è sempre un però, in questo momento storico ho delle intolleranze, e non solo al glutine (questa si supera eliminandolo dalla dieta e tutto fila liscio).
Ho servito per più di trent’anni le Istituzioni ed è stato per me sempre un onore farlo, e farlo con diligenza e correttezza, nonostante alcune mie divergenze. A volte ho dovuto rinunciare a cene di compleanno, a vacanze con la famiglia, una volta anche al natale con i miei cari, perché le esigenze del lavoro, ahimè, dovevano esser messe al primo posto, sì, prima della figlia, anche. Durante la sessione di bilancio non si conoscevano orari, si mangiavano panini che ci venivano recapitati in ufficio e non si interrompeva il lavoro. Un morso al panino e un emendamento da correggere. Erano migliaia, gli emendamenti, erano e sono sempre tanti, interminabili. Ma i miei colleghi ed io ci sentivamo parte importante dell’ingranaggio che non doveva fermarsi, mai. Non sapevamo quando potessero iniziare le nostre vacanze natalizie, eppure, una volta a casa, eravamo stanchi, sfiniti, sì, ma soddisfatti: avevamo contribuito a uno dei passaggi importanti , il più importante dell’anno, della storia dello Stato.
Perché questa premessa? Perché da qualche anno a questa parte vedo la decadenza, l’indecenza, la putrefazione di questa Istituzione, quale è il Parlamento, organo rappresentativo della volontà politica dei cittadini e di controllo politico del governo (ricordarlo non fa mai male). Vedo lo sgretolamento della democrazia. Vedo l’incomunicabilità tra noi. La rabbia, la prepotenza, la presunzione.
Metto da parte le considerazioni sull’inaccettabile quanto comico iter di questa sessione di bilancio (chi ha seguito, avrà tratto le conclusioni da sé), e vado al punto.
Ieri, su Facebook, ho postato la foto di Salvini mentre, beato, inizia la sua giornata mangiando pane e nutella, alla faccia dell’incarico, dell’alto incarico, di cui è stato rivestito, alla faccia dei problemi che il popolo italiano sta patendo. E lui che fa? Replica “Confesso questo mio torto. Mi piace la nutella”. Bravo! Anche a me. Toh, abbiamo una cosa in comune. Ma io, che non sono ministro, posso postarla, tu no! Del resto, il nostro ministro è avvezzo a queste minchiate. Come non ricordare quando, senza nutella ma con la tuta della protezione civile, postava un selfie che lo ritraeva con un sorriso beota e fuori luogo, mentre partiva per il bellunese, dove l’alluvione aveva spazzato via le vite di una decina di persone? 
Ne è nata una discussione violenta fomentata da poche, per fortuna, persone che difendevano il pupazzo di ministro. Mi sono stupita. Continuo a stupirmi, ancora e per fortuna, che ciò che è limpido sotto i nostri occhi venga percepito come normalità.
No, non riconosco più queste istituzioni. Perché questo manipolo di “ragazzi immaturi”, impreparati e privi di umanità, ci stanno trascinando alla deriva, calpestando quello che rimane della democrazia, sbattendosene di quella legge, colonna portante su cui si basa la legislazione dello Stato, che si chiama Costituzione, riconosciuta come una delle più belle al mondo. 
Conclusione/avvertenza.
Di tutto ciò che ho detto, sono fermamente convinta, quindi in questo caso non esistono confronti, per me. Se ancora ci fossero dubbi, lo ripeto: questo è il governo più brutto e pericoloso della storia della Repubblica italiana!
Questa sono io. L’amarezza che respiro mi toglie la speranza; l’arroganza dei sostenitori di questi ipocriti malefattori mi atterrisce; la decadenza politica mi affligge.
Ora, voi che non capite la mia indignazione e continuate a sostenere e giustificare i cialtroni, iniziate pure a togliermi l’amicizia o a bannarmi. Io ho già iniziato a farlo, proprio come il glutine, che mi fa male.
Grazie,
sempre vostra Emma

Cos’è l’amore. Lettera di John Steinbeck al figlio.

Questa è la lettera, datata 1958, con cui il premio Nobel dà consigli al figlio di 14 anni sull’amore e come affrontarlo.
Steinbeck, uno dei più grandi scrittori del 900, è apprezzato per la sua potenza nel narrare l’animo umano. Con questa lettera, semplice nella sua intensità, risponde a quella precedente del figlio Thom che gli confessa di essersi innamorato di Susan, una compagna di scuola.

“New York, 10 novembre 1958
Caro Thom,
Abbiamo ricevuto la tua lettera stamattina. Risponderò dal mio punto di vista e naturalmente Elaine dal suo.
Innanzitutto, se sei innamorato, questa è una buona cosa – direi che è la cosa migliore che possa succedere a chiunque. Non lasciare che nessuno la riduca a una cosa piccola e insignificante.
In secondo luogo, ci sono diversi tipi d’amore. Ce n’è uno egoista, meschino, avido, interessato, che usa l’amore per il proprio narcisismo. Questo è il tipo d’amore brutto e paralizzante. L’altro è un fuoriuscire di tutto ciò che c’è di buono in te – gentilezza, considerazione, rispetto -, che non sono solo il rispetto sociale delle buone maniere ma una forma di rispetto più grande che consiste nel riconoscere un’altra persona come unica e preziosa. Il primo tipo d’amore può renderti ammalato, piccolo e debole, ma il secondo può liberare in te forza, coraggio, bontà e perfino saggezza che non sapevi di avere.
Dici che questa non è solo una cotta da ragazzini. Se la senti in modo così profondo naturalmente non lo è.
Ma non credo che tu mi stessi chiedendo cosa provi. Lo sai meglio di chiunque altro. Quello che ti serviva da me era sapere cosa fare al riguardo, e questo posso dirtelo.
Innanzitutto gioiscine e sii molto felice e riconoscente per il fatto che è successo.
L’oggetto dell’amore è la cosa più bella che esista. Prova ad esserne all’altezza.
Se ami qualcuno, non c’è assolutamente nulla di male nel dirlo, però devi ricordare che alcune persone sono molto timide e talvolta quando lo si dice bisogna tenere quella timidezza in considerazione.
Le ragazze hanno una loro maniera di capire o sentire quello che senti, ma di solito vogliono sentirselo dire.
A volte succede che quello che senti non sia reciproco per un motivo o per un altro, ma questo non rende i tuo sentimenti meno preziosi e degni.
Infine, conosco la sensazione che stai provando perché la possiedo anch’io e sono contento che la provi anche tu.
Saremo lieti di incontrare Susan. Sarà assolutamente benvenuta. Ma sarà Elaine a occuparsene perché quello è il suo campo e sarà molto lieta di farlo. Anche lei sa qualcosa dell’amore e forse può aiutarti più di me.
E non preoccuparti di perdere. Se deve succedere, succederà: l’importante è non avere fretta. Le cose buone non scappano via.
Con affetto,
Papà”

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Nobel per la Pace 2018

A 70 anni dall’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani, il Premio Nobel per la Pace 2018 è stato consegnato a Nadia Murad e Denis Meukwege.

Ho cercato notizie, ho letto e mi sono commossa. Siamo circondati da tanta disumanità, violenze e atrocità che, con tutta la buona volontà, non riusciremo mai a immaginare. Non riusciremo mai ad accostarci al dolore e alla sofferenza che attacca impietosa intere comunità.
Questo è un post un po’ confuso, un po’ patito, un po’ tutto, e non so neanche io perché lo stia scrivendo. Però lo sto facendo, così, un modo per ringraziare queste persone che dedicano la loro vita a difendere diritti, dignità, a gridare l’ingiustizia. Forse è un modo di ringraziarli e di guardare al futuro con un briciolo di speranza in più.

“Decidere di raccontare la verità è stata una delle decisioni più difficili che abbia mai preso, ma è stata anche la più importante”.
(Nadia Murad)

“È incredibile vedere queste persone sofferenti che riescono ancora a ringraziare Dio, che hanno la forza di lavorare. Mi chiedo anche come facciano a cantare, quando fanno fatica a sopravvivere. Riescono ancora a cantare, e questo mi rende felice.”
(Denis Mukwege)

Solo una sana e consapevole lettura salva il mondo dallo stress e dall’azione dispotica, uhhhh

Sono appena tornata da PLPL e decido di non aver voglia di cucinare. Ho il tutore al braccio e questa è un’ottima scusa per dire a me stessa che se voglio nutrirmi devo stare a ricasco degli altri. Entro nella solita trattoria sotto casa, dove si può mangiare pasta gluten free. Stranamente è vuota e io inizio a sfogliare i libri che ho appena acquistato alla fiera.
Entrano tre donne che occupano il tavolo vicino al mio. Finita la pacchia. Sono distinte e chiaramente amiche da tempo. Una rimpatriata, penso. No, non sono impicciona, ma attenta sì. Lo sapete che chi scrive ha l’orecchio sempre teso, no? Dunque, dicevo, le tre iniziano a parlare di cose tranquille: il lavoro, il pupo che sta male, lo svezzamento, l’incazzatura con il collega, ma il loro interloquire con “cazzo” è molto ostentato e rimbomba nella sala vuota. Cazzo, dico io, non c’è un modo diverso per dare la giusta intonazione?
Arriva una carbonara fumante e a quelle volgarità gratuite non penso più, cazzo! Assaporo la pasta. Mhhhhh, slurp, gnam. Sono in grazia di dio, sembra una pasta vera, una libidine.
Entra un uomo. È goffo. È vistosamente in imbarazzo. Posso mangiare da solo?, chiede. Si mette seduto poco lontano da me e legge il menu appoggiandosi con le braccia sullo schienale della sedia che ancora non ha sfilato da sotto il tavolino. Bizzarro, penso. Poi si mette seduto senza togliersi il cappotto. Davanti a sé ha una bottiglia di acqua minerale che versa in continuazione in piccole quantità, sbattendola ogni volta sul tavolo. Ronfa. Ringhia. Rumoreggia. A questo punto, la mia attenzione lascia le tre donne dal linguaggio vivace e acuto per concentrarsi su di lui. Mastica in un modo che la sua eco potrebbe svegliare il bambino che dorme angelico al settimo piano. E sbatte la bottiglia di acqua, ancora. Non so cosa pensare. Certo, è un rozzo, è in imbarazzo perché non gli è mai capitato di mangiare da solo. O chissà cosa. Mi fissa. Abbasso lo sguardo ma sento i suoi occhi puntarmi. Continuo ad assaporare la carbonara che non merita di essere trascurata. Lui tira su con il naso, e in un certo senso anche con la gola, contemporaneamente. Avete presente, no? Poi prende il telefonino e registra un messaggio. Sei feccia, sei una schifosa, sparisci dalla mia vita, ho lasciato le chiavi BIPPP. E non voglio più sentirti, capitoooo? Eh, ma se mangi così, ci credo che questa magari si è fatta l’amante. Poi guarda in continuazione il cellulare. Nessun messaggio, così lo sbatte sul tavolo. Ogni rumore rimbomba nella sala semivuota, ma ce ne accorgiamo solo io e la proprietaria della trattoria con la quale scambio occhiate di complicità. Le tre tipe continuano a “cazz”eggiare, noncuranti. Ho finito la carbonara, mi portano uno zabaione fatto al momento. Mhhh che goduria. Il tipo invia un altro messaggio ed è difficile non ascoltarlo perché grida. E spero solo di trovare la forza di uscire dal buio della mia vita sprecata con te. E riattacca. Si scola il calice di vino quasi d’un fiato. Gli cadono le chiavi per terra. Si inchina e gli cade la sedia. Si alza per sollevare la sedia e gli cadono le posate. Sto sudando, vorrei aiutarlo ma non posso. È faticoso assistere a ciò che sta facendo. No, mi correggo, ora è faticoso anche assistere a ciò che sta provando. Rozzo o no, sta soffrendo, è in difficoltà e il mio iniziale divertimento sta scemando.
Il locale rimane semivuoto, stranamente. Siamo ancora io, le tre “cazz”one e lo sbandato.
E gli altri?
Ho capito: saranno tutti a interessarsi di letture a Più libri più liberi. Almeno spero!

Il mio albero di natale

Ho tirato giù l’albero di natale e, come tutti gli anni, aprendo la vecchia scatola ci ho trovato di tutto. Non di semplici palle di vetro si tratta, ma di oggetti che mi ricordano tante cose e che mi riportano a ricordi di tanti anni fa, risvegliando quel dolore sottile che riposa silente perché la vita va avanti e si fa finta che non esista, il dolore. Ho buttato il puntale di mio zio. Si teneva con lo scotch e ha resistito per 42 anni, quando lui se n’è andato e io ero adolescente. Gli oggetti sono anche simboli, grimaldelli delle emozioni, pillole di vita passata.
Il mio albero è scarno, ora, niente ricordi. Guardo avanti, vivo il presente, ma quei ricordi li conservo in me, e li rianimo ornandoli di tenerezza, almeno ci provo. Perché, tutto sommato, il mio passato è un gran bel passato e non ha bisogno di oggetti per commemorarlo.

leggi L’albero di Natale

L’aperitivo d’Arte GEArtis, una festa esplosiva in cui protagonista è la cultura

a cura di GEArtis

L’Apertitivo d’Arte GEArtis del 28 novembre 2018

Non vi è dubbio che L’aperitivo d’Arte GEArtis sia stato una grande festa e un’occasione d’incontro per artisti e autori. Si è svolto presso il Blackmarket Hall, la galleria d’arte nel cuore di Roma, cornice splendida per una serata all’insegna della cultura.

L’evento è stato organizzato dal Team GEArtis così composto: Giorgia Sbuelz, Cloe Marcian, Francesca Rossetti, Giuditta Di Cristinzi e Maggie Van Der Toorn che ha condotto la serata e ha intervistato gli artisti.

Presente anche il giovane musicista e youtuber Luke Rhodes che con la sua musica ha incantato il pubblico con alcuni brani inediti, presentati proprio durante la serata, e una splendida cover del mitico David Bowie. Nato a Tavullia, in provincia di Pesaro e studente al Dams Di Roma.

Luke Rhodes

A fare da madrina all’evento Antonella Pagano, sociologa, poetessa, autrice, attrice e performer che ha mostrato la sua valigia di vita e ha letto poesie scritte su drappi di seta. Un vero tocco di luce ed originalità. Antonella ha prestato inoltre la sua voce per la lettura di alcuni testi, tratti dai libri degli autori presenti. Coinvolta in molti eventi di estrema importanza, collaboratrice di progetti Unesco, ideatrice di “Le Metafore” poesia Pret à Porter che dipinge volti parlanti, collaboratrice di diverse riviste e premi prestigiosi, è stata la presenza d’onore durante l’aperitivo d’Arte GEArtis.

Cecilia Sanchietti, musicista, compositrice a cui il nostro magazine ha dedicato meritato spazio, era presente con il suo album “La terza via”. Una musica che parla jazz e ci fa immergere nella vera bravura di questa energica donna batterista. Cecilia ci ha spiegato che serve coraggio per farsi strada nella musica, soprattutto a una batterista donna, e che trova passione nelle sue bacchette e nel suo ritmo, oltre nelle sue performances in festival ed eventi. Cecilia Sanchietti è l’Art Director di Winn Jazz Women in Jazz, un progetto ideato e diretto dall’associazione MuLab, network volto a promuovere ed incoraggiare la creatività al femminile in Italia e in Europa in ambito jazzistico. Obiettivo di Winjazz è quello di dare spazio a donne leader di progetti originali e di qualità, cercando di rompere schemi, pregiudizi e chiusure molto forti in questo settore e offrendo loro così nuove opportunità e maggiore attenzione.

La batterista Cecilia Sanchietti (a sinistra) intervistata dall’autrice Maggie Van Der Toorn

Maurzio Carletti ci ha parlato del suo libro “I racconti non si vendono – Non sei mica Carver” edito da Augh Edizioni. Titolo originale e promettente perché rispecchia l’ironia e la simpatia con cui Maurizio scrive i suoi testi e racconta la sua vita e quella degli altri. Quando Maggie gli ha chiesto quale sia l’importanza dell’ironia e l‘autoironia, la sua risposta è stata schietta, e ha spiegato con lucidità che per un romano, nato in Garbatella, l’ironia serve come strumento di sopravvivenza. Una testimonianza divertente la sua, che porta a riflettere e che ci ha fatto assaporare il romano di vero cuore.

L’autore Maurizio Carletti intervistato da Maggie Van Der Toorn

C’è stata anche un’ospite proveniente da Bologna: l’autrice Lorena Lusetti. Ideatrice del personaggio Stella Spada a cui ha dedicato vari romanzi gialli, ambientati nella sua città. Lorena ha raccontato Bologna, i suoi libri, il suo stile di scrittura e la passione per il noir e il giallo. Una donna solare e simpatica che ha raccontato col sorriso di omicidi e spacciatori con linguaggi crudi. Il suo libro sul tavolo GEArtis è stato “I vasi di Ariosto” edito da Damster.

L’autrice bolognese Lorena Lusetti

Diego Romeo, laureato in filosofia e letteratura, invece, ci ha portato nel Mediterraneo.  Presente nel salotto GEArtis col suo libro “Mare Nostrum” edito da Ensamble. Il libro fa capo ad un progetto e narra storie realmente accadute di migranti, con voce narrante una dottoressa che racconta la sua esperienza. Una testimonianza toccante che ha colpito profondamente i presenti, non solo per l’argomento trattato nel libro, ma anche per l’impegno sociale e la solidarietà che Diego dimostra da sempre. Fa parte della Comunità di Sant’Egidio dal 1994 per questa si occupa di arte e disabilità.

Antonella Pagano legge un testo del libro dell’autore Diego Romeo (a destra)

A seguire la frizzante autrice romana Emma Saponaro che ha presentato il suo libro “Come il profumo” edito da Castelvecchi. Un romanzo noir/giallo che affronta diversi temi. Argomento della serata: l’amore. Alla domanda che cosa significa Amore, l’autrice ha risposto che vuol dire “vita”. E come darle torto?! Con grande spontaneità Emma ha raccontato il suo libro e l’imminente nuovo progetto di cui non vogliamo svelare al momento nulla di più. Seguiteci e lo scoprirete…

L’autrice Emma Saponaro

A concludere l’Aperitivo D’Arte del 28 novembre l’autrice Beatrice Tauro con il suo libro “Madri a rendere” edito da Edizioni Cinquemarzo. Storie di donne e di sentimenti veri. Beatrice ha specificato che non occorre essere madre per forza, perché madri si è tutte. Madri, non importa come, ma madri senza pregiudizi, che confidano nella vita e che affrontano una declinazione di famiglia con il coraggio dovuto dalla condivisione di un dono. Beatrice, amante dei viaggi, già autrice ospite del nostro magazine in cui ha parlato del “suo” Iran, fra veli e tecnologia, storia e smartphone. Al nostro Aperitivo d’Arte ha raccontato con dolce convinzione le sue idee ed ispirazioni.

L’autrice Beatrice Tauro (sinistra) intervistata da Maggie Van Der Toorn

Tutto l’incontro è stato immortalato dal video maker Enrico Cerniglia che ringraziamo vivamente per la sua preziosa collaborazione.

Una serata in cui la vera protagonista è stata la cultura, oltre alla voglia di condivisione e la curiosità di conoscersi. Abbiamo concluso con un brindisi finale e un arrivederci a presto perché noi di GEArtis non ci fermiamo mai e stiamo già organizzando il prossimo evento. Seguiteci!

Un sincero ringraziamento a tutti.

TEAM GEArtis

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E l’Aperitivo d’Arte è finito – foto

Una serata divertente e inebriante tra i profumi delle parole scritte, della musica e delle letture.
Non posso scrivere più a lungo, come vedrete dalle foto ho un tutore e ahimè una scrittrice che non può scrivere è un bel problema. 😦
Al Black Market Hall al rione Monti, il 28 novembre.
Grazie all’Associazione culturale GeArtis che ha organizzato l’evento e a tutti coloro che amano confrontarsi e re-incontrarsi in queste divertenti occasioni culturali. 

per visualizzare le foto, nel riquadro cliccare sul simbolo:

Una serata in cui la vera protagonista è l'Arte: musica, libri, poesia, recitazione. Incontro tra artisti.

Posted by GEArtis on Friday, November 30, 2018

Aperitivo d’arte al Black Market Hall

AVVERTENZA: L’evento Aperitivo d’Arte GEArtis a Roma del 28 novembre si terrà al Blackmarket Hall – Rione Monti in Via De’ Ciancaleoni 31 e non al Blackmarket in Via Panisperna. Il resto rimane invariato. Contattatemi per informazioni. A presto!


Gli artisti del nostro Aperitivo D’Arte del 28 novembre:
Maurizio Carletti (autore) Cecilia Sanchietti(musicista) Tiziana Tafani (autrice) Beatrice Tauro(autrice) Antonella Pagano (poetessa, attrice)Emma Saponaro (autrice) Lorena Lusetti (autrice)Diego Romeo (autore) Luke Rhodes (musicista) 
Vi aspettiamo! Blackmarket Hall – Rione MontiRoma