Le esperienze passate che non si dimenticano

Quando frequentavo le medie, la professoressa Bedello aveva un metodo tutto suo di insegnare la Storia, soprattutto in terza. Arrivate al ventennio fascista, ci dettò quella che per lei era la vera storia e i fogli dovevano essere incollati sulle pagine del libro. Insomma, bisognava coprire quello che per lei erano menzogne. La cosa che mi colpì di più e che ancora oggi ricordo come fosse ieri: “Non erano sei milioni di ebrei ad essere stati sterminati, ma seimila”. Così decisi di contrastarla con il mio silenzio, di protestare a modo mio, non incollando quei fogli zeppi di frottole. Li attaccai solo con lo scotch sul dorso, così avrei potuto continuare a studiare sul libro.
Arrivarono gli esami per la licenza media, e cosa mi chiede la cara prof? Ovvio, il fascismo!
Rimasi a bocca chiusa. Non dissi nulla. Silenzio. Solo uno scambio di sguardi.
“Saponaro, non rispondi?
“No, professoressa”
“Non hai studiato?”
“Sì, professoressa”
“Allora, rispondi”
“No, professoressa”
Era paonazza, forse perché immaginava quella che sarebbe stata la mia risposta e non sapeva come uscire dall’imbarazzo.
La professoressa di Italiano, socialista, ridacchiava. Anche lei immaginava, e questo mi diete ancora più forza, giacché nella sua materia me la cavavo abbastanza.
Ancora silenzio. La prof era stretta all’angolo, così dovette romperlo, il silenzio.
“Insomma, perché non rispondi?”
Non aspettavo altro.
“Perché ho studiato Storia sul libro e non sui suoi dettati di una storia tutta inventata da lei”.
Malgrado gli ottimi risultati nelle altre materie, fui promossa con il sei, però è stata una delle mie più grandi soddisfazioni. 
Un’adolescente che si ribella, consapevole di dover pagare un pedaggio anche se ingiusto.
Erano gli anni ’70, e quella sì che era una professoressa da sospendere!

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Semplicemente nuoto

Sono tornata alle abituali 40 vasche.
La piscina è vuota.
Mi tuffo e infrango il silenzio dell’acqua.
Inizio con stile libero.
Bracciata.
1 2 3 battute di gambe.
Bracciata.
1 2 3 battute di gambe.
E’ come affrontare la vita: la si abbraccia e la si schiaffeggia. E’ l’impegno di un’arrampicata orizzontale, senza gravità.
Il respiro provoca nell’acqua bolle sonanti e avverto un odore che tutte le santissime volte mi riporta indietro nel tempo. 
Un odore forte di cloro che riempiva tutta la piscina. Le gare, il podio, l’emozione, il voluto ritardo per saltare quel noioso quarto d’ora di riscaldamento in palestra, i rimproveri, gli incoraggiamenti, il tifo, le medaglie, e gli innamoramenti adolescenziali. Anche quelli profumavano di cloro. E gli occhi rossi e gli impacchi con il latte. 
Cambio stile.
Dorso.
Ora è tutto più ovattato. Ascolto solo il mio respiro, potente e dilatato. Sono in contatto con me stessa. La sensazione è di vivere in un grande guscio, un enorme grembo materno.
Il mondo si è allontanato. Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro. È scomparso tutto, ci sono solo io. Solo io con il mio respiro.
E allora ruoto il corpo e ricomincio.
Cambio stile. 
Libero!

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Foto tratta dal web

Giornata mondiale della Poesia: la FUIS alla Biblioteca della Camera dei deputati

Oggi, a partire dalle 15, la FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori), per la giornata mondiale della poesia, organizza, nella Biblioteca della Camera, un evento nel quale scrittori e poeti leggeranno brani delle loro opere.

Emma Saponaro, con il suo “Come il profumo“, è fra gli autori protagonisti dell’evento.

Giornata mondiale della Poesia 2019: la FUIS alla Biblioteca della Camera dei Deputati

dal sito della FUIS

“Come il profumo” a Feminism 2

“Come il profumo”, di Emma Saponaro, continua a suscitare interesse. 
Dall’8 al 10 marzo, Emma Saponaro e il suo libro saranno ospiti della Fiera dell’Editoria delle Donne (Casa Internazionale delle donne – Via della Lungara 19 – Roma), per un evento creato da GEArtis, in collaborazione con Pegasus Edition e Letteratura Alternativa.
Il 9 marzo, inoltre, alle 14.00, nella sala Ingargiola, Emma Saponaro parteciperà a un dibattito sulla scrittura femminile. Conduce, Maggie van der Toorn.

Vi aspettiamo!

Feminism 2 – II Fiera dell’Editoria delle donne 8/9/10 marzo 2019

Dopo la prima edizione del 2018, accolta con grande successo, che ha portato un elevato numero di visitatori e presentazioni dei libri al femminile, sta per iniziare il secondo appuntamento annuale di Feminism. Unica Fiera dell’editoria delle donne in Italia, che si inaugura l’8 marzo, all’insegna della festa e del confronto, sempre con ingresso gratuito.

La Casa Internazionale delle Donne, con le sue molte e bellissime sale e gli spazi comuni: cortili e giardini, ristorante, bar e biblioteca, offre al pubblico un ambiente diversificato e confortevole nel cuore di Trastevere in cui incontrare libri, autrici e coraggiose case editrici. Prenderanno parte di Feminism2 oltre settanta espositori, tra cui lo stand Pegasus Edition/Letteratura Alternativa/GEArtis.

SABATO 9 MARZO – ore 14 – Sala Ingargiola

“Passa le parole…alle donne”

Dibattito letterario, in cui si affronta il tema: Vivere Volando, ci vuole coraggio a raccontarsi.

Partecipano: Maggie Van Der Toorn (autrice, art director) Giorgia Sbuelz (autrice, yamatologa) Antonella Pagano (poetessa, sociologa, autrice) Beatrice Tauro (autrice), Emma Saponaro (autrice), Giuditta Di Cristinzi (autrice), Raffaella Mammone (autrice).

Vi aspettiamo per una fiera intensa di novità, nella bellissima cornice dell’antico Palazzo del Buon Pastore “Casa Internazionale delle donne”. Per leggere il programma completo clicca qui: feminismfieraeditoriadelledonne

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Aperitivo d’arte alla Casa dello scrittore – siete tutti invitati

Appuntamento per sabato 26 gennaio, alle ore 18.30, presso La Casa dello Scrittore – FUIS a Roma, Lungotevere dei Mellini 33.
Altra occasione per rivederci, parlare dei nostri libri, ascoltare ottima musica con un buon calice di vino offerto dall’azienda Araprì e degustare prodotti gastronomici offerti dall’azienda Parente.
Vi aspetto, eh?

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Informazioni:

GEArtis
Associazione Culturale GEArtis Web Magazine e FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori presentano “Aperitivo d’Arte – Benvenuto 2019”.

Il nostro team GEArtis è molto lieto di dare il benvenuto al nuovo anno e di presentare i tanti nuovi progetti e le nuove collaborazioni. Possiamo dire con gioia di aver stipulato un protocollo d’intesa con la FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) e prendiamo l’occasione al volo per festeggiare questo gemellaggio con un evento esplosivo che si terrà sabato 26 gennaio 2019 alle ore 18.30 presso LA CASA DELLO SCRITTORE – FUIS (Teatro Ex Abaco) Lungotevere dei Mellini 33 a ROMA.

GEArtis, in collaborazione con la FUIS, lancia una serie di iniziative culturali, incontri, seminari, spettacoli di musica, danza, prosa e ogni tipo di attività che riteniamo utile per divulgare la cultura nello splendido scenario de LA CASA DELLO SCRITTORE – FUIS, luogo di comunicazione delle arti e del pensiero creativo nazionale e internazionale.

Il nostro Aperitivo D’ARTE del 26 gennaio accoglie il nuovo anno con un incontro per artisti e autori in cui si parlerà di libri, pittura e recitazione. Il tutto contornato da una cornice musicale in un contesto amichevole, con l’intento di offrire agli artisti i propri lavori e interagire con il pubblico.
Partecipano i seguenti artisti:
Sonia Giovannetti (autrice), Tiziana Tafani (autrice), Franco Mieli (autore), Beatrice Tauro (autrice), Eleonora del Giudice (pittrice), Stefano Capraro (autore), Emma Saponaro (autrice), Roberta Rotondi (autrice) e Alberto Esposito (autore).
Ospiti speciali:
Antonella Pagano (attrice), Samantha Faina (soprano), Fatjon Jonny Zefi (pianista), Pavla Mikulasova (compositrice).
Oltre agli ospiti speciali saranno presenti: Cecilia Sanchietti, Luke Rhodes, Jacqueline Spaccini e Massimo Provinciali.
Conducano la serata: Maggie van der Toorn e Giorgia Lucrezia Sbuelz Panciatichi
.
Il team GEArtis è composto da: Maggie van der Toorn (autrice), Giorgia Lucrezia Sbuelz Panciatichi (autrice), Giuditta Di Cristinzi (autrice), Cloe Marcian (blogger) e Francesca Rossetti (giornalista).

Infine ci saluteremo con un brindisi del delizioso spumante offerto dalla ditta d’Araprì – Spumante Metodo Classico – San Severohttp://www.darapri.it/ e una degustazione di prodotti tipici, proposta dalla ditta Parente http://www.parente.biz/ . Sponsor ufficiale Italiana Ascensori & Servizi. https://www.facebook.com/italiaascensori.it/

INGRESSO LIBERO
(L’ingresso è riservato ai soci FUIS e GEArtis. E’ possibile effettuare l’iscrizione la sera stessa compilando una semplice scheda. L’iscrizione è gratuita).

Informazioni: info@geartis.info – cell. 349 7591991

Guarda il nostro canale YouTube https://youtu.be/M24-jjYpaHs
Vi aspettiamo!

Sabato 26 gennaio 2019 – ore 18.30 – CASA DELLO SCRITTORE – FUIS (Teatro Ex Abaco) Lungotevere dei Mellini 33 – ROMA

Lettera di una immigrata nigeriana al Ministro della Paura e dell’odio

“Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce, poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.
Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.
Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.
Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.
E’ dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.
La vedo già storcere il muso. E’ pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?
Sono fatti suoi, invece.
Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no.
Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.
Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.
Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori. Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia pe noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…
Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.
L’Eni, l’Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…
Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.
Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’era posto per dormire, dell’acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.
Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.
Ancora una volta, la pacchia l’avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.
Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.
Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro.”

Fonte

Questa sono io. Prendere o lasciare.

Mi reputo una persona tranquilla e pacifista. Mi piace confrontarmi con chi la pensa diversamente da me, perché ritengo che il contraddittorio sia un’occasione di crescita: si può cambiare idea o si possono rinsaldare le proprie convinzioni. Però, perché c’è sempre un però, in questo momento storico ho delle intolleranze, e non solo al glutine (questa si supera eliminandolo dalla dieta e tutto fila liscio).
Ho servito per più di trent’anni le Istituzioni ed è stato per me sempre un onore farlo, e farlo con diligenza e correttezza, nonostante alcune mie divergenze. A volte ho dovuto rinunciare a cene di compleanno, a vacanze con la famiglia, una volta anche al natale con i miei cari, perché le esigenze del lavoro, ahimè, dovevano esser messe al primo posto, sì, prima della figlia, anche. Durante la sessione di bilancio non si conoscevano orari, si mangiavano panini che ci venivano recapitati in ufficio e non si interrompeva il lavoro. Un morso al panino e un emendamento da correggere. Erano migliaia, gli emendamenti, erano e sono sempre tanti, interminabili. Ma i miei colleghi ed io ci sentivamo parte importante dell’ingranaggio che non doveva fermarsi, mai. Non sapevamo quando potessero iniziare le nostre vacanze natalizie, eppure, una volta a casa, eravamo stanchi, sfiniti, sì, ma soddisfatti: avevamo contribuito a uno dei passaggi importanti , il più importante dell’anno, della storia dello Stato.
Perché questa premessa? Perché da qualche anno a questa parte vedo la decadenza, l’indecenza, la putrefazione di questa Istituzione, quale è il Parlamento, organo rappresentativo della volontà politica dei cittadini e di controllo politico del governo (ricordarlo non fa mai male). Vedo lo sgretolamento della democrazia. Vedo l’incomunicabilità tra noi. La rabbia, la prepotenza, la presunzione.
Metto da parte le considerazioni sull’inaccettabile quanto comico iter di questa sessione di bilancio (chi ha seguito, avrà tratto le conclusioni da sé), e vado al punto.
Ieri, su Facebook, ho postato la foto di Salvini mentre, beato, inizia la sua giornata mangiando pane e nutella, alla faccia dell’incarico, dell’alto incarico, di cui è stato rivestito, alla faccia dei problemi che il popolo italiano sta patendo. E lui che fa? Replica “Confesso questo mio torto. Mi piace la nutella”. Bravo! Anche a me. Toh, abbiamo una cosa in comune. Ma io, che non sono ministro, posso postarla, tu no! Del resto, il nostro ministro è avvezzo a queste minchiate. Come non ricordare quando, senza nutella ma con la tuta della protezione civile, postava un selfie che lo ritraeva con un sorriso beota e fuori luogo, mentre partiva per il bellunese, dove l’alluvione aveva spazzato via le vite di una decina di persone? 
Ne è nata una discussione violenta fomentata da poche, per fortuna, persone che difendevano il pupazzo di ministro. Mi sono stupita. Continuo a stupirmi, ancora e per fortuna, che ciò che è limpido sotto i nostri occhi venga percepito come normalità.
No, non riconosco più queste istituzioni. Perché questo manipolo di “ragazzi immaturi”, impreparati e privi di umanità, ci stanno trascinando alla deriva, calpestando quello che rimane della democrazia, sbattendosene di quella legge, colonna portante su cui si basa la legislazione dello Stato, che si chiama Costituzione, riconosciuta come una delle più belle al mondo. 
Conclusione/avvertenza.
Di tutto ciò che ho detto, sono fermamente convinta, quindi in questo caso non esistono confronti, per me. Se ancora ci fossero dubbi, lo ripeto: questo è il governo più brutto e pericoloso della storia della Repubblica italiana!
Questa sono io. L’amarezza che respiro mi toglie la speranza; l’arroganza dei sostenitori di questi ipocriti malefattori mi atterrisce; la decadenza politica mi affligge.
Ora, voi che non capite la mia indignazione e continuate a sostenere e giustificare i cialtroni, iniziate pure a togliermi l’amicizia o a bannarmi. Io ho già iniziato a farlo, proprio come il glutine, che mi fa male.
Grazie,
sempre vostra Emma

Cos’è l’amore. Lettera di John Steinbeck al figlio.

Questa è la lettera, datata 1958, con cui il premio Nobel dà consigli al figlio di 14 anni sull’amore e come affrontarlo.
Steinbeck, uno dei più grandi scrittori del 900, è apprezzato per la sua potenza nel narrare l’animo umano. Con questa lettera, semplice nella sua intensità, risponde a quella precedente del figlio Thom che gli confessa di essersi innamorato di Susan, una compagna di scuola.

“New York, 10 novembre 1958
Caro Thom,
Abbiamo ricevuto la tua lettera stamattina. Risponderò dal mio punto di vista e naturalmente Elaine dal suo.
Innanzitutto, se sei innamorato, questa è una buona cosa – direi che è la cosa migliore che possa succedere a chiunque. Non lasciare che nessuno la riduca a una cosa piccola e insignificante.
In secondo luogo, ci sono diversi tipi d’amore. Ce n’è uno egoista, meschino, avido, interessato, che usa l’amore per il proprio narcisismo. Questo è il tipo d’amore brutto e paralizzante. L’altro è un fuoriuscire di tutto ciò che c’è di buono in te – gentilezza, considerazione, rispetto -, che non sono solo il rispetto sociale delle buone maniere ma una forma di rispetto più grande che consiste nel riconoscere un’altra persona come unica e preziosa. Il primo tipo d’amore può renderti ammalato, piccolo e debole, ma il secondo può liberare in te forza, coraggio, bontà e perfino saggezza che non sapevi di avere.
Dici che questa non è solo una cotta da ragazzini. Se la senti in modo così profondo naturalmente non lo è.
Ma non credo che tu mi stessi chiedendo cosa provi. Lo sai meglio di chiunque altro. Quello che ti serviva da me era sapere cosa fare al riguardo, e questo posso dirtelo.
Innanzitutto gioiscine e sii molto felice e riconoscente per il fatto che è successo.
L’oggetto dell’amore è la cosa più bella che esista. Prova ad esserne all’altezza.
Se ami qualcuno, non c’è assolutamente nulla di male nel dirlo, però devi ricordare che alcune persone sono molto timide e talvolta quando lo si dice bisogna tenere quella timidezza in considerazione.
Le ragazze hanno una loro maniera di capire o sentire quello che senti, ma di solito vogliono sentirselo dire.
A volte succede che quello che senti non sia reciproco per un motivo o per un altro, ma questo non rende i tuo sentimenti meno preziosi e degni.
Infine, conosco la sensazione che stai provando perché la possiedo anch’io e sono contento che la provi anche tu.
Saremo lieti di incontrare Susan. Sarà assolutamente benvenuta. Ma sarà Elaine a occuparsene perché quello è il suo campo e sarà molto lieta di farlo. Anche lei sa qualcosa dell’amore e forse può aiutarti più di me.
E non preoccuparti di perdere. Se deve succedere, succederà: l’importante è non avere fretta. Le cose buone non scappano via.
Con affetto,
Papà”

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