Il mio albero di natale

Ho tirato giù l’albero di natale e, come tutti gli anni, aprendo la vecchia scatola ci ho trovato di tutto. Non di semplici palle di vetro si tratta, ma di oggetti che mi ricordano tante cose e che mi riportano a ricordi di tanti anni fa, risvegliando quel dolore sottile che riposa silente perché la vita va avanti e si fa finta che non esista, il dolore. Ho buttato il puntale di mio zio. Si teneva con lo scotch e ha resistito per 42 anni, quando lui se n’è andato e io ero adolescente. Gli oggetti sono anche simboli, grimaldelli delle emozioni, pillole di vita passata.
Il mio albero è scarno, ora, niente ricordi. Guardo avanti, vivo il presente, ma quei ricordi li conservo in me, e li rianimo ornandoli di tenerezza, almeno ci provo. Perché, tutto sommato, il mio passato è un gran bel passato e non ha bisogno di oggetti per commemorarlo.

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L’albero di Natale

Anche gli alberi di Natale hanno un loro stile e seguono la moda. Il mio no. Lo orno con tutti i ricordi che ho potuto conservare in quella ormai consunta scatola di cartone, tenuta in piedi da uno scotch sempre rinnovato.  Ogni anno mi succede di scoperchiarla con una certa carica di curiosità, come se non sapessi cosa contenga, e poi la visione di quegli oggetti, fedeli sopravvissuti, mi provoca piacevoli, ma anche tristi, emozioni. Così procedo meticolosamente a decorare il sintetico e sempreverde abete, simbolo del rinnovarsi della vita.  Sono rimasti intatti: le palle di vetro rosso con la porporina argentata, che comprai con mia madre alla Upim, quando ancora vivevo in casa sua; un orsetto accovacciato in una piccola busta di cartone, che mi regalò mio nipote, quando era ancora bambino; un portachiavi, a forma di papera, di mia sorella; una decorazione ereditata da mio padre, tanti anni fa. Poi il gran finale. All’apice – apice intesa nelle due accezioni:  sia cima dell’albero che  sommità della scala dei ricordi affettivi –  pongo un vecchio puntale. Si è rotto almeno un paio di volte, ma il dispiacere per la sua perdita e l’ostinazione con cui l’ho sempre voluto conservare mi hanno dato la capacità di incollare le schegge di quel vetro sottile. Lui ancora esiste e si erge nel suo rosso brillante. Apparteneva a mio zio, venuto a mancare nel 1976. Ecco perchè quel puntale per me assume un valore inestimabile. Ogni anno, lo osservo, lo ammiro e ne sono veramente fiera.