Una firma d’amore

TRENI

«Non sto scherzando: io le sento davvero, le doglie.»
«Stai calma e respira forte», balbetta mio marito.
Ci siamo. Scendiamo dal taxi. Un dolore lacerante mi lancia dubbi, perplessità, e paura.
E se non mi piacesse? E se non piacessi io a lui?
Citofoniamo. Il cancello si apre.
Paura.
Nella sala ci sono almeno dieci bambini. Il più grande avrà otto anni.
Paura.
L’operatore ci indica Paolino. Mi chino, lui mi scruta con occhi di cielo e sorride. Lo abbraccio. Mi stringe.
I suoi sospiri vogliono amore e di colpo scoloriscono il ricordo di gelide pratiche e testarde battaglie, e la paura.

by Emma Saponaro

Contanti e contenta

(per evitare brutte figure alla cassa di una grande libreria)

figuracceAvvicino l’apparecchio all’orecchio e attendo che qualcuno mi risponda. Nulla di anormale, direte voi, ma se nel frattempo si è formata una platea di persone incuriosite che vi osserva, allora il discorso cambia. Il mio imbarazzo fluisce come il sudore sulla fronte. Guardo il cassiere. E’ paonazzo, forse per lo sforzo di reprimere una risata. Sì, è così, appena il suo sguardo incrocia il mio, lo fa: si scompiscia dalle risate. Rimango impassibile. Sono una signora, io! Ma lo screanzato prende coraggio e dice: – Deve digitare il PIN, signora, non è un telefono – poi riprende a ridere, e con lui la platea.

by Emma Saponaro

Dove il tempo si è fermato

Roma in cento parole, a cura di Alessio Dimartino

Fiotti di turisti si concentrano nella piazza. Mi manca l’aria.
– Chiudi gli occhi, dammi la mano e lasciati guidare.
Accetto. Mi lascio trasportare e sento il chiasso dissolversi. Ci fermiamo. Apro gli occhi.
Sono entrata in un’altra dimensione, dentro una cartolina di fine Ottocento. Avvolta dai colori della Roma papalina, sento il silenzio musicarsi di mandolini. Osservando il cortile circondato da casette, penso alla scena finale del Rugantino, quando lui, sul punto di esser giustiziato per mano di Mastro Titta, viene deriso dai principi Capitelli. “Morì ammazzato pe’ ‘na donna? Ma si può essere così fregnoni?”.
In via del Pellegrino, il tempo si è fermato.

Emma Saponaro

Le piroette dell’amore

Short story selezionato e pubblicato nell’antologia Palpiti, ossessioni e disavventure d’amore in 100 parole“, L’Erudita – Giulio Perrone Editore, in occasione dell’Anti-San-Valentino 
PALPITI, OSSESSISONI E DISAVVENTURE D'AMORE IN 100 PAROLE
Il sole! Dopo il gelo invernale, apprezzai quel calore che stava sciogliendo la mia apatia: una stella era apparsa nel mio spazio siderale.
Doccia, tuta, voglia di correre.
Aperta la porta, sobbalzai. Davanti a me, un pallone gigante a cuore con scritto TVB. Squallido. Urticante, risuonò E ci sei.
– Avete sbagliato persona!!! – gridai.

Apparve lui, la stella. Scese le scale con l’iPad che suonava impietoso.
– Buon San Valentino.
– Ti prego!
– È la nostra festa…
Afferrai il tagliacarte. L’evenienza per cui lo tenevo era arrivata. Pugnalai il palloncino. Sfiatando, piroettò e svanì, come il mio amore.
E la stella… divenne meteora.

By Emma Saponaro

Presentazione del libro Parole di Pane a Viterbo

Cari Amici,
sarà un piacere abbracciarvi tutti e condividere con voi un pomeriggio all’insegna della letteratura, della musica e della solidarietà, in una delle più belle sale del Comune di Viterbo.
E ricordate: acquistando Parole di Pane non avrete solo un libro da gustare, ma sosterrete chi da anni si batte per la difesa dei diritti dei disagiati mentali. I proventi delle curatrici, infatti, verranno interamente devoluti all’Associazione Familiari e Sostenitori Sofferenti psichici della Tuscia (Afesopsit).
Parole di Pane, per dare la parola a chi non viene ascoltato

Locandina Parole per email

Torta Paradiso

Ogni anno, Filiberto vuole festeggiare il suo compleanno con la Torta Paradiso, il suo dolce preferito, e ogni anno io la preparo e lui finge di rimanerne sorpreso. Arriverà tra due ore e il dolce sarà tiepido come piace a lui. Nel sistemare l’occorrente sul tavolo, mi accorgo che manca un ingrediente fondamentale: la farina. Accidenti! È una domenica di agosto, i negozi sono chiusi, il palazzo è deserto e io… io sono disperata.
Filiberto è andato a pranzo da sua madre. Come ogni anno, lei desidera festeggiare questo giorno sola con lui, per celebrare non tanto il giorno della sua nascita ma quello in cui lei divenne madre. È una donna egoista e detestabile. Per non sentirla, Filiberto preferisce assecondarla, basta che al rientro a casa, festeggi con me e con la Torta Paradiso, ormai è un rito. Ma non quest’anno!
Però forse Dora, la portiera, può aiutarmi.
Scendo al piano terra, suono il campanello. Mi accorgo che la porta è socchiusa e, non ricevendo nessuna risposta, avanzo di un passo solo per farmi sentire: – C’è nessuno in casa? – Nessuna risposta. Non insisto e risalgo nel mio appartamento. Decido di telefonare a Filiberto per proporgli un dolce alternativo, sperando che accetti senza porre troppe domande. Dopo aver composto il numero, una voce registrata mi informa che il cliente da me desiderato non è al momento raggiungibile. Il solito distratto: avrà il cellulare ancora spento. Sono costretta a telefonare a mia suocera che mi informa con tono spietato che Filiberto non è andato da lei. Come può essere possibile? È uscito da tre ore. Mi affaccio e scorgo la sua auto ancora parcheggiata sotto casa. Non capisco e tanto basta per farmi cadere vittima di una preoccupazione allarmante.
Scendo di nuovo da Dora, forse ora sarà rientrata. Il cuore pulsa forte e sembra uscire dal petto e l’afa mi toglie il respiro.
La porta è sempre accostata. – Dora? – urlo questa volta. Cedo all’ansia. Sono sola e potrei cadere vittima di aggressioni o di rapine senza che nessuno se ne accorga. E di Filiberto nessuna traccia. Non ho alternative: mi inoltro nel piccolo appartamento. Bastano tre passi e sono già in cucina.
Quello che si presenta davanti ai miei occhi è uno spettacolo raccapricciante. Mi sento svenire. Non più di ansia si tratta. La nausea sale velocemente, stringendomi la gola e comprimendo il petto. È inevitabile che svuoti completamente lo stomaco. Dora giace supina sul tavolo della cucina; le è stata amputata una gamba. A terra un’enorme pozza di sangue. Continuo a rigettare ormai solo succhi gastrici. L’odore è nauseabondo, lo spettacolo disgustoso. Decido di andar via velocemente. Ho paura, riesco a respirare a malapena, chiudo la porta con quattro mandate sopra, tre sotto, più il chiavistello. Avanzo verso il telefono, sto per afferrarlo quando mi accorgo che è sporco di sangue. Qualcuno ha già… Il panico mi impedisce di riflettere ma non di decidere di scappare. Afferro le chiavi dello scooter e maledico la scrupolosità con la quale ho serrato la porta.
– Claaaraaaa
La voce tonante di Filiberto che proviene dalla cucina mi fa sobbalzare, però mi conforta sapere che sia in casa. Corro da lui per riferirgli quello che ho visto. L’espressione sconvolta di Filiberto mi blocca. È strano: è astemio, ma tiene in mano un calice con del vino di un rosso intenso, talmente corposo che gli ha tinto le labbra. Mi accorgo che la sua camicia è macchiata di sangue e lui ha uno sguardo di ghiaccio perso nel vuoto e le labbra, imbrattate di rosso, accennano un ghigno. È irriconoscibile. La scena agghiacciante della povera Dora è svanita e l’attenzione è concentrata tutta verso lui.
– Cosa ti è successo, Filiberto?
Non risponde, il ghigno esplode in una risata diabolica. Non capisco. Lo guardo e comincia a parlare: – Un compleanno così non lo dimenticherò mai. – risponde continuando a fissare il vuoto davanti a sé – Come è buona Dora, amore mio!

by Emma Saponaro

Questo racconto è stato selezionato per l’antologia “La paura fa 90”

foto tratta dal web