DIARIO DI BORDO YOGICO

Le piante, il mio primo pensiero rientrando in casa è stato: come staranno le mie piante?

Mi sono catapultata sul terrazzo per controllarle (è sempre la prima cosa che faccio al ritorno di un viaggio). Avevano la terra secca e ho subito provveduto a innaffiarle. Poi… Sorpresa! Ho un vecchio ulivo – avrà più di venti anni e lo credevo sterile visto che la sua produzione ha riguardato sempre e solo foglie – al quale per la prima volta è stata cambiata la terra a febbraio, e ora… tataaaa… è pieno di olive. Basta poco per rigoglire: terra nutriente e acqua. E, naturalmente, importante è accorgersi delle olive.  🙂

Adesso, completata questa prima importante missione, sono qui, seduta, a scrivervi di questa meravigliosa esperienza, un appuntamento annuale di cui non posso più fare a meno: il seminario di yoga in Val d’Orcia.

Isolati per quattro giorni, lontano dalla realtà chiassosa di una città come Roma, le nostre vite sono state scandite dal tempo della condivisione, respirando la natura e ascoltando i suoi suoni. È un grande utero avvolgente l’armonia che si riesce a raggiungere. Lo stress del traffico, dei tempi tirati e stracciati, dei tg angustianti sembrano essere un ricordo lontano. Non che si debbano annullare, ma viverli con meno agitazione sì. Rimane difficile descrivere i benefici delle vibrazioni che altri regalano mentre ti inserisci in un coro di respiri e di suoni che convergono in una OM circolare. Di questa non è prevedibile la fine, si chiude così, perché accade solo e unicamente in quel preciso istante.

Ogni anno c’è qualche compagno nuovo, e ogni anno vedo nei loro sguardi una luce di curiosità, di desiderio di far parte del tutto e abbandonare i compromessi che la vita inevitabilmente dispensa. Ogni persona, insieme alla valigia, porta il bagaglio della propria vita: la professione, le attitudini, le preferenze, la condizione socioeconomica e via discorrendo. Non di diversità si tratta, ma di arricchimento nello scambio relazionale. E poi le pratiche, le meditazioni, le lezioni impartite dai Maestri, uniscono le nostre diversità in un unico respiro. Quel respiro che proviene dal nostro sinuoso intimo, spesso trascurato perché distratti dalla realtà rumorosa che ci circonda, quel nostro intimo che va illuminato dalla luce dei nostri pensieri, ecco sì quello. Ebbene, quello stesso respiro che ci mette in contatto con noi stessi rendendoci più consapevoli viene sintonizzato in un tutto avvolgente. Proprio come la OM circolare, si diceva, nella quale il nostro ego si apre all’altro, agli altri, all’universo.

Non so quanti di voi abbiano avuto, al di là dello yoga, esperienza di una percezione simile, ma per me è ormai diventato fondamentale, necessario rigeneramento che tocca anche e soprattutto le corde psicoemotive. Siamo troppo attaccati ai falsi miti della felicità e perdiamo troppo tempo a inseguire miraggi. Non voglio dire che da oggi non mi distrarrò più, le incoerenze fanno parte del nostro essere, basta esserne consapevoli e scegliere. Scegliere come viverle, come affrontarle. Eppure c’è sempre una speranza nuova dalla quale non mi distrarrò mai, ed è proprio quella di guardare dall’alto ciò che mi accade intorno o che mi si scaglia contro, è quella voglia di ascoltare e, malgrado tutto, di annusare il profumo della vita. Riflessioni, pensieri, umori, sono nostri e nessuno potrà mai strapparceli, sta a noi indirizzarli verso i colori che più preferiamo.

Io sono tornata a Roma con un pensiero nuovo: puoi sempre colorare la vita come desideri tu.

Devi solo scegliere il pennello giusto, con setole morbide che possano riempirsi di tinte solari; osserva la tela della vita e soffermati su quelle che sembrano macchie indelebili, impedimenti al nostro percorso apparentemente senza via di fuga. Inizia a spennellarci sopra alcune sfumature di arancio, di giallo, del colore che più ti fa sentire in armonia, e ti accorgerai che la tua iniziale predisposizione drastica e drammatica verso quell’intoppo potrai viverlo con positività e forza d’animo che ti permetteranno di sgusciare via da quei legacci che ti rendevano immobile e passivo.

E voi, siete mai riusciti a colorare la vita come desideravate?

Vostra Emma

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©Hans Namuth, ritratto dell’artista Jackson Pollock

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DIARIO DI BORDO PUGLIESE #7

Libring è stata di parola. Ho trovato sul mio conto paypal il rimborso di 375,50 euro, peccato che nella dicitura ci sia scritto “Rimborso totale”, quello che avevo richiesto (ricordo che all’atto della prenotazione mi hanno indebitamente prelevato 515 euro comprensive di 50 euro per puluzie finali) essendo la struttura piena di inghippi, sporca e non occupata. Ho contattato Altroconsumo. Vedremo.
Ho poco da scrivere, sono stata al chiodo tutto il giorno, preparando l’evento per la presentazione di Roma e iniziando a pensare alle prossime che mi attenderanno.
Bitonto 6 giugno
Barletta 7 giugno
Andria 8 giugno
Trani 9 giugno
Dovendo lasciare la masseria tra due giorni, sono uscita giusto il tempo per vedere una casetta a dieci metri dalla mia spiaggetta di Torre Squillace, proprio accanto a quella di Mogol. Semplice, pulita, piccola, forse non entrerà la valigia se la lascio aperta, ma è il contorno che mi riempie l’anima.
Dovrei uscire per cena, ma non ne ho voglia. Riesco a racimolare un po’ di pomodori, di cucummarazzi (simili ai cetrioli ma molto più buoni), basilico e olive. Apro una bottiglia di rosato Negroamaro e… continuo a stare in paradiso.
Basta poco per sentirsi in sintonia con l’ambiente, la natura, con noi stessi. Basta la semplicità. Vi siete mai trovati a disagio nel lusso, nelle situazioni costruite là dove non ce n’era bisogno e/o vi siete sentiti appagati dalla semplicità?

Vostra Emma

pomodori e negroamaro