Punto di partenza: Vi racconto gli sguardi – di Emma Saponaro

Pubblicato domenica 8 novembre su PresS/Tletter

Lo zenzero e la curcuma non erano ancora entrati nei nostri supermercati e per trovarli bisognava andare al vecchio mercato di piazza Vittorio.

Camminare tra quei banchi era come fare il giro del mondo. Oltre alle piramidi di arance, mele e olive, la particolarità risiedeva nei colori. I colori delle spezie più svariate, provenienti da ogni dove, esposte in vaschette come a formare un mosaico.

Questo è il ricordo che viene a galla quando penso ai primi approcci con questa piazza. La piazza del mercato. Credo che proprio grazie a questo commercio esotico si debba non solo la contaminazione della nostra cucina, ma anche il riconoscimento di un polo di riferimento multietnico. Nonostante il trasferimento del mercato all’ex caserma Sani, poco distante, piazza Vittorio infatti è stata e rimane il cuore pulsante di un quartiere multiculturale, colorato e vivace, quale è l’Esquilino.

Cos’è una piazza se non uno spazio libero dove i cittadini si incontrano, si riuniscono, passeggiano. E cosa è stata la piazza nell’antichità se non luogo con funzioni politiche e religiose? Cos’è oggi la piazza? Riflettendoci su, in questa era che corre lungo i fili del web, probabilmente la troviamo qui, sui social. Si parla, si chiedono consigli, si scambiano idee, opinioni e perfino gli auguri, senza però incontrarsi mai. In tal modo, il significato di piazza ereditato dal passato si dissolve nelle contraddizioni della città. I centri commerciali sono i maggior punti di riferimento del commercio e lì ci si incontra. In quei corridoi tutti uguali, illuminati dai freddi raggi di un neon, e tra le musiche intermittenti al passaggio da un negozio all’altro.

Freddo. Freddo gelido. Gelo glaciale.

Però.

Tra queste contrapposizioni e il nostro bisogno ancestrale di rapporti umani (sottratti alle barriere di un monitor), il desiderio di riconquistare il senso di quelle relazioni non si è del tutto sgretolato.

È stata probabilmente questa l’intuizione colta da Barbara Lalle e Marco Marassi, firme del progetto Punto di partenza, curato da Roberta Melasecca: una performance! Nulla di scenografico. Nulla di coreografico. Nessuna parte da imparare, nessuna parola da memorizzare, nessun costume da indossare o posizione da mantenere. Solo un cartello. Un cartello di invito dalla grafica esplicita –realizzata ad hoc da Alessandro Arrigo –, con due semplici parole: Fermati, parliamo!

E così, sabato 26 ottobre, mi sono ritrovata con una trentina di altri performer a dar vita al progetto Lalle-Marassi. Semplice, profondo.

Ci siamo disposti lungo l’ampio porticato che abbraccia la piazza di stile umbertino e quei giardini che, avendo conosciuto tempi migliori, oggi sono assediati non solo dai cantieri per la tanto attesa riqualificazione, ma dall’incuria che, in quel poco spazio lasciato libero, affiora nell’immondizia rigurgitante e nelle bottiglie in vetro abbandonate a terra.

Ore 16.00. Modalità ON.

Arriviamo sul posto, come da programma. Mi viene assegnato il porticato che unisce via Conte Verde con via Principe Eugenio, e mi posiziono tra gli amici Roberto Cavallini e Antonio Romano. Stendo a terra un tappeto e due cuscini da meditazione, uno per me e l’altro per l’ospite che vuole parlare.

Vorrei raccontare la mia esperienza attraverso gli sguardi delle persone che stanno sfilando davanti a me e di quelle che si avvicineranno. Perché proprio attraverso questi si colgono un mucchio di segnali: timidezza, rifiuto, timore, curiosità, accoglienza, diffidenza e via dicendo. Nei primi dieci minuti non ne incrocio nessuno, di sguardo. Stanno passando per lo più cinesi, quasi tutti con gli auricolati. Quando avvertono la mia presenza, abbassano il capo. In due parole, mi evitano.

Non si fermerà nessuno, penso.

A sconfessare me stessa ci penso da sola. Si avvicina infatti un signore sulla cinquantina. Si avvicina senza leggere il cartello. Il suo sguardo scruta solo me, e molto. Chiede spiegazioni e dopo le mie risposte, dice: «Ho tempo, tanto il cellulare è a casa sotto carica». Mi intristisco. Poi ci prova. Non scherzo, ci prova proprio. Ciao ciao.

Arriva Valentina, di sua iniziativa. Il suo volto si allarga in un megasorriso. Ha gli occhi blu cobalto che rivestono di fascino lo sguardo vivace e al tempo stesso melanconico. Tiene laboratori teatrali, mi dice, e parliamo della commedia dell’arte e del teatro performativo. Entriamo in sintonia e ci scambiamo i contatti Facebook.

Incrocio lo sguardo animatamente curioso di una coppia di amiche. Una, insegnante di geografia di Torino, l’altra, una sarta di Firenze. Intraprendenti e impegnate nel sociale, si sono date appuntamento a Roma per un incontro sul Kurdistan. Domande a me. Domande a loro. Ci soffermiamo su una esperienza del passato che ci accomuna: i gruppi di lettura. Si parla parecchio e si fa tardi. Mi chiedono consigli su locali particolari di queste parti e le indirizzo da Antonio, ché lui è di zona.

Arrivano due sorelle, una laureanda in ingegneria chimica, l’altra laureata in storia dell’arte nonché corsista al terzo anno di una scuola di sartoria. Accidenti, per me che non so attaccare un bottone è strano mi capitino due sarte in mezz’ora. Però so attaccar bottone a chiacchiere, e lo faccio. Entrambe hanno lo sguardo vispo e carico di curiosità. Hanno un cane, Dylan. «Non come Bob Dylan, ma come Dylan Dog», tengono a precisarmi. La chiacchierata salta di argomento in argomento e approda ai burritos. A tagliare corto è Dylan che da qualche minuto sta puntando Paolina, la canetta di Antonio. «Forse vuole parlare anche Dylan», dice una, così le invito a farlo.

Un signore molto anziano mi guarda di sfuggita, poi continua a camminare come se non mi avesse vista. Lo invito. «Non posso, devo andare a prendere l’autobus», mi risponde senza voltarsi. «Spero non attenda molto», gli rispondo. A quel punto si ferma. «Ma di preciso, cosa sta facendo?». Spiego. Mi saluta sfoderando un sorriso e scappa.

Sento avvicinarsi due sguardi che non mi piacciono per niente, sono sospettosi e carichi di sfida. Una coppia abbracciata. Lui ha gli occhi che esprimono o vogliono esprimere spavalderia, e lancia domande mediocri, banali. Mi annoio. Mi rivolgo alla compagna, voglio sentire la sua voce. «Roma sporca, autobus non passare». È slava. Vorrebbero parlare di politica. Non mi va. Non con loro. Non qui. Qui sto bene. Cambio discorso e lui mi fa: «Mi sa che sei un po’ compagna».

La conversazione viene interrotta da una signora invadente, e a me questa invadenza ora piace. È una ricercatrice in pensione tutto pepe, gli occhi le brillano. «Con tutti voglio parlare, sì, con tutti. Mi faccio il giro della piazza».

Passano una signora e un bambino interessato alla cosa. Non ha problemi ad avvicinarsi. I suoi occhi frugano i miei e il mio cartello. Spiego la situazione. «Zia, posso?». Si siede. Ha otto anni, mi dice, e uno sguardo puro, limpido come il cielo di agosto, aggiungo io.

«A scuola c’è qualche bambina che ti piace?»

«Le femmine sono fastidiose», risponde.

«Allora, hai qualche compagno?»

«Anche quelli sono fastidiosi.»

Rimango perplessa. Insisto: «Matteo, però ce l’avrai qualche amico, eh!?»

«Certo!»

«E quelli non ti infastidiscono?»

«No no, quelli sono amici del cuore, non mi tradiscono mai. Sanno tenere i segreti», chiarisce, anche se dalla dolcezza dei suoi occhi azzurri si poteva già capire. Prosegue: «Gli altri invece vogliono ficcare il naso negli affari degli altri, ma io li dico solo ai miei amici del cuore».

Continuiamo a parlare di amicizia ma anche di sport e di hobby, e la zia mi dice che Matteo ha un talento per la fotografia. Occasione che lui prende al volo per mostrarmi le sue foto dal cellulare. Gli consiglio di andare là, là da Roberto: «Lui è un fotografo importante, parlaci». È contento ma, ahimè, Roberto ha la sedia occupata. Allora prendono nota della TAG, e forse ci vengono a trovare.

È con Matteo che vorrei rimanere a parlare, però è tardi. Ciao, spero di rivederti.

Il caso vuole che si fermi un altro bambino. Sempre di nome Matteo, sempre di otto anni. È affetto da sindrome di Down. Vuole parlare e il padre lo asseconda, anche se va di fretta. Matteo fa lo spiritoso, scherza, e mi presenta il papà come un bambino di cinque anni. «Mi raccomando, Matteo, prima di attraversare stringigli la mano, ché i bambini vanno protetti», dico. Un successo. Sorride, ride, e poi… E poi mi stringe così forte a lui che sento il cuore sciogliersi al calore che emana. Troppo poco, Matteo, torna!

L’uomo molto anziano dell’autobus ripassa dopo un paio di ore. «Sarà stanca», mi lancia senza fermarsi. «No, è un piacere parlare con voi», rispondo. E fugge. Vorrebbe fermarsi, lo so, ma non saprebbe di cosa parlare.

Un signore sulla sessantina si ferma sì e no tre minuti. Vive a cinque fermate di metro e spesso viene qui per fare un giro sotto i portici, soprattutto quando piove. Parliamo di questa piazza, che è l’unica ad averli, i portici. E il discorso ci porta ai porticati di Bologna, e a Bologna. Lo sguardo non lo incrocio mai. I suoi occhi guardano di qua e di là e non si fermano mai.

Passano tre uomini di origine araba. Uno si ferma lasciando che i due amici avanzino senza di lui.

«Che cosa è?», chiede, e io spiego. «Sì, ma il significato?». Spiego ancora. Mi guarda con occhi profondi e quasi delusi. «Cosa servire?», insiste. Spiego. «Perché?». Spiego, ci provo. «Proprio non capisco» e se ne va. Mi è piaciuta questa sua curiosità e insistenza nel voler capire. Insomma, figo!

È quasi finita. Manca un quarto d’ora alle sette. Si avvicina una bella sessantenne che mi sorride. «Non mi fermo solo perché ho già parlato con una sua amica per due ore e sono stanca». Ora sono io che sorrido a lei. Si ferma. E quel quarto d’ora se lo prende tutto. Si sfoga. È stata lasciata dal suo compagno molto più giovane di lei, dopo dodici anni. È di Riccione. Parla come un fiume in piena fissando un punto indefinito oltre le mie spalle, e comunque non mi guarda quasi mai. È ferita. Ha lo sguardo stanco, ma vuole rimettersi in carreggiata prima possibile.

«Ciao Rosa, abbi cura di te.»

«Sicuro!», mi dice.

Ore 19.00. Modalità OFF.

Raccolgo il tappeto e i due cuscini.

Dove si va?

In pizzeria.

Lasciamo la piazza. Mi accorgo di avere addosso i colori della curcuma, il sapore dello zenzero, il profumo delle parole e, soprattutto, gli occhi dei miei compagni di chiacchiere che non dimenticherò mai.

Fermati, parliamo!

Si tirano sempre le somme dopo un’esperienza.

La performance alla quale ho partecipato sabato, insieme ad altri 30 performer disposti lungo i portici di piazza Vittorio, mi ha regalato tanti spunti di riflessione, confidenze, e sfoghi anche. Ho visto tante persone scorrere davanti a me, alcuni evitavano il mio sguardo, altri guardavano incuriositi e filavano via, e altri ancora si avvicinavano spontaneamente, sorridenti.
Abbiamo parlato per tre ore.
Di questo si è trattato. Parlare, comunicare, relazionarsi.

La performance “Punto di Partenza”, ideata da Barbara Lalle e Marco Marassi, e curata da Roberta Melasecca, si è svolta sabato pomeriggio in una delle piazze più vivaci della città, in occasione di Rome Art Week giunta alla quarta edizione.
Progetto grafico a cura di Alessandro Arrigo
Chiudo con una foto del mio interlocutore preferito, augurandovi una buona serata
Emma Saponaro

Punto di Partenza

Se domani avete voglia di farvi due chiacchiere, io ci sarò!
Saremo in molti e con tanta voglia di parlare, comunicare, stare insieme.

Punto di partenza è questo.
Performance relazionale, ad opera degli amici artisti Barbara Lalle e Marco Marassi, curata da Roberta Melasecca.

Il progetto grafico è di Alessandro Arrigo.
Be’, ho detto tutto. No, volevo dirvi: se volete farmi parlare, assicuratevi di sapermi anche spegnere 😉
A domani
Portici di Piazza Vittorio (Roma)
Dalle 16 alle 19.

COMUNICATO STAMPA clicca qui

Gli abiti del male – vizi capitali e non

 

Video Antonio Totaro

I VIZI

Ira Invidia Accidia Avarizia Superbia Gola Lussuria

e

Conformismo Consumismo Sociopatia Spudoratezza Sessomania Diniego Vuoto

L'immagine può contenere: 5 persone, scarpe

PH Marco Marassi

“I vizi capitali e non in corteo funebre a Roma FOTO e VIDEO

La nuova performance di Barbara Lalle con 40 figuranti. Progetto a cura di Roberta Melasecca

di Martino Iannone – ANSA

 

I vizi, “abiti del male” come li definì Aristotele, hanno sfilato per le vie del centro di Roma, animati da 40 performer prestati all’arte dai mondi più disparati: artisti, medici, studenti, professori,, scrittori, liberi professionisti guidati dall’artista Barbara Lalle in occasione di Rome Art Week l’evento curato da Roberta Melasecca per Interno14.
Un luttuoso corteo ha attraversato il cuore della città costeggiando ilColosseo per via dei Fori Imperiali, passando per piazza Veneziavia del Corso e via Condotti fino a piazza di Spagna per poi scendere nella metropolitana fino a Piazza Vittorio, all’Esquilino. Momenti di interazione con la consegna ad un pubblico ignaro di interrogativi che invitavano a riflettere sulla natura dei vizi che i performer pronunciavano e recitavano come se insieme potessero costituire una litania catartica.
In via dei Fori Imperiali una grande pioggia ha accompagnato le note del soprano Loredana Margheriti che intonava “Vissi d’arte, vissi d’amore” dalla Tosca di Giacomo Puccini. Come un tormentone i performer hanno ripetuto incessantemente le parole dei vizi storici Accidia, Invidia, Ira, Superbia, Lussuria, Gola, Avarizia e di quelli nuovi e contemporanei Consumismo, Sociopatia, Vuoto, Conformismo, Spudoratezza, Diniego, Sessomania.
In prossimità della Galleria Alberto Sordi a piazza Colonna, l’interazione con il pubblico si è fatta ancora più intensa con la consegna di piccole pietre laviche, nere, micromagma che voleva esprimere il legame stretto e carnale con la terra, con la sua essenza, ciò da cui tutto si genera, la vita che si esprime attraverso un oggetto apparentemente morto.
A piazza di Spagna la marea sonora e disordinata di turisti è stata raggiunta da un sopracuto del soprano che ha squarciato la pioggia e creato il silenzio nella piazza. L’atmosfera era surreale, suggestiva, un apparente deserto creato dalla pioggia e dai suoni, un vuoto assordante. Sorprendente il momento nelle viscere della terra, nei vagoni della metropolitana i passeggeri all’inizio sopresi hanno poi pian piano partecipato, diventando essi stessi performance, ripetendo la sequela di vizi enunciati dai performer, interazione espressasi anche attraverso l’uso di specchi usati per catturare un’immagine e il suo vizio, l’apparenza e l’essenza, l’idea e la sostanza.

(martino.iannone@ansa.it)

Si ringrazia per il materiale video e fotografico Antonio Totaro Marco Marassi, Giulietta Vulcano, Serena Galluzzi.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA”

FONTE  ANSA.IT

“Gli abiti del Male” La vestizione

Essere inserita in una performance e nonostante la tempesta di pioggia portarla a termine, mi ha fatto vivere sensazioni che vorrei trovare in questa società sempre più decadente. Inserito in un gruppo, il performer deve eseguire la sua rappresentazione con impegno e concentrazione per sé, è vero, ma soprattutto per gli altri, per tutti, perché ogni errore si ripercuote sulla comunità. E la pioggia o gli imprevisti devono scivolare via proprio come le gocce di pioggia che ci hanno inzuppati fino al midollo. Ecco, così, è una riflessione, per dire che per sei ore ho avuto la sensazione di vivere oltre la realtà, e volete sapere una cosa? Sono stata bene.
Ma bando alle ciance, questo è il primo video sulla performance di Barbara Lalle avvenuta in occasione della giornata conclusiva della Rome Art Week sabato scorso. Credo ne seguirà un altro sulla performance vera e propria.

Scrive l’artista e amica Barbara Lalle:

Cari performer, cara curatrice Roberta Melasecca, cara costumista Ombretta LucianiPriscilla Percuoco suo aiuto, e Serena Galluzzi pittrice di visi, cari scrittori venuti con la penna in aiuto Emma SaponaroClara CerriArturo Belluardo, cari accorsi, cari amici venuti affettuosamente, cari fotografici che avete rischiato di rompere le vostre macchinette sotto le bombe di acqua Giulietta VulcanoRomina MosticoneMarco Marassi, e video maker Antonio Totaro e il suo grande aiuto Alessandro Ceccarelli.
Vi ringrazio per il vostro impegno nella performance.
E’ stata una bellissima azione che nonostante il tempo, siamo riusciti a portare a casa. Nonostante chi abbiamo incontrato fosse proprio il popolo dei vizi. La via dello shopping, il sabato pomeriggio. Ho visto in loro vuoto, consumismo, sociopatia, indifferenza. Ne ho visti di vizi. Altro che noi. Come ha retto il gruppo è un fatto miracoloso. Questa è stata la vera performance, arrivare tutti, nonostante tutto, a Piazza di Spagna.
A casa mia, bagnati e dopo lunga scarpinata, ho visto tutti contenti e sorridenti.
Questo è il miglior risultato, più che la rassegna stampa e l’attenzione mediatica. E ad oggi, oltretutto, nessuno si è ammalato. Questa è la magia dell’Arte!!! Grazie di cuore a tutti
Vi abbraccio e vi lascio con un video della vestizione, girato e montato da quel grande amico di Antonio Totaro.

Di cosa si tratta? Comunicato stampa qui

Roma Art Week e i nostri “Abiti del male”

E sì, ci mancava anche questa. Una performance alla quale parteciperò in qualità di performer e di autrice di testi. Vediamo di cosa si tratta e, se potete e volete, condividete?

Locandina piccola RAW 2018

 

COMUNICATO STAMPA

Gli abiti del male
Performance di Barbara Lalle
a cura di Roberta Melasecca

Sabato 27 ottobre 2018 alle ore 18.00, Interno 14 next presenta, per la terza edizione di Rome Art Week, Gli abiti del male di Barbara Lalle, a cura di Roberta Melasecca.

Gli abiti del male è una performance di strada, itinerante, ispirata alle oscurità delle incisioni dell’Inferno di Gustave Dorè: una nuova sfida di arte partecipata, ideata dall’artista romana Barbara Lalle, che coinvolge 40 performer – artisti, medici, cantanti lirici, studenti, professori in pensione, scrittori e la curatrice stessa – che attraverseranno luttuosamente le vie del centro storico di Roma.

Non sono mai le virtù ma i vizi a dirci quel che di volta in volta è l’uomo” scrive il filosofo Umberto Galimberti nel suo libro I vizi capitali e i nuovi vizi. Aristotele definisce i vizi capitali abiti del male che l’educazione sconsigliava di “indossare”, indirizzando, invece, gli individui verso le virtù, gli abiti del bene: essi derivano da azioni che, iterate, formano in ogni soggetto una seconda natura che inclina in una determinata direzione. Durante il Medioevo i vizi sono considerati come opposizione della volontà dell’uomo alla volontà divina: Tommaso d’Aquino, nel Summa Theologiae, elenca i sette vizi nella successione che ancora oggi conosciamo, Ira, Accidia, Invidia, Superbia, Avarizia, Gola, Lussuria. Nell’Età dei Lumi i vizi, come le virtù, concorrono allo sviluppo sociale ed economico degli individui: non più deviazioni morali ma espressione di specifiche tipologie umane. Alla fine del 1700 Kant li definisce come malattie dello spirito sostituendo così la sfera morale con quella patologica. Così, partendo da questa nuova visione, Galimberti individua dei nuovi vizi, non più individuali come quelli capitali, ma che riguardano l’intera società: Consumismo, Conformismo, Spudoratezza, Sessomania, Sociopatia, Diniego, Vuoto. Essi non hanno storia: sono inediti, frutto delle mutate condizioni economiche, non più privati ma tendenze collettive che portano al dissolvimento della personalità e al crollo delle barriere tra interiorità ed esteriorità. Sono lo specchio delle contraddizioni e del procedere dell’uomo che scambia rapidamente quelli che sono i disastrosi inconvenienti della società contemporanea per valori della modernità.

Con Gli abiti del male saranno dunque i vizi, antichi e nuovi, a sfilare per le strade di Roma: renderli visibili nella nostra città vuol dire riconoscerli nei nostri cuori e scandagliare l’agire umano nelle sue derive negative. Il corteo sarà un invito all’analisi e alla riflessione, a guardarsi dentro, scorgere le proprie ombre ed affrontarle senza timori: un’esortazione a non subire passivamente quello accade ad ognuno di noi nella vita quotidiana e che spesso si trasforma in profondo turbamento interiore. Il nero intenso e il lugubre tormento delle visioni di Dorè diventano espressione del sentimento opposto: la certezza che un’ideale di vita più alta e positiva è perseguibile ed attuabile e che nel complesso sistema di relazioni possano nascere e svilupparsi virtù collettive. Al pubblico, intercettato durante la sfilata, verrà rivolto un gestuale invito a seguire la processione e a guardare i performer e se stessi all’interno di uno specchio, perchè, come diceva Seneca, “Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt – Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro”. I performer consegneranno, inoltre, delle domande, degli interrogativi scritti per l’occasione da 3 scrittori: Arturo Belluardo, Clara Cerri, Emma Saponaro.

Il corteo partirà alle ore 18.00 dal Colosseo e proseguirà verso Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via del Corso, Via Condotti, per arrivare alle 19.30 a Piazza di Spagna, e dalle 19.30 alle 20.00 terminare nella Metro A da Spagna a Vittorio Emanuele.

I testi sono di Arturo Belluardo, Clara Cerri ed Emma Saponaro; trucco a cura della pittrice Serena Galluzzi, i costumi di Ombretta Luciani, assistente ai costumi Priscilla Percuoco, progetto grafico di Alessandro Arrigo; con la partecipazione del tenore Lino Loddi e la soprano Loredana Margheriti.

Performance con Barbara Lalle, Rocco Agostini, Francesca Alesse, Alessandro Arrigo, Fabio Asaro, Arturo Belluardo, James Cameron, Patrizia Carbonara, Antonia Castellani, Clara Cerri, Carlotta Di Felice, Enzo Di Falco Mustazzella, Carmine Frigioni, Matteo Gregori, Andrea Incalza, Emanuela Lalle, Cinzia Lamparelli, Lino Loddi, Angela Mancini, Loredana Margheriti, Francesca Margognoni, Eugenio Marini, Maria Marino, Massimo Marseglia, Flavio Massimi, Roberta Melasecca, Raffaella Murgo, Francesca Nesteri, Martino Pirella, Elisabetta Rampazzo, Guido Romano, Emma Saponaro, Clelia Sepe, Vanessa Teresa Topazio, Laura Trinci, Valentina Vinotti, Antonio Virzi, Valeria Vivarelli, Adriano Zaccagnini, Francesco Zinno.

INFO
Organizzazione e promozione: Interno 14 next
Testi: Arturo Belluardo, Clara Cerri, Emma Saponaro
Trucchi: Serena Galluzzi
Costumi: Ombretta Luciani, assistente ai costumi Priscilla Percuoco
Progetto grafico: Alessandro Arrigo
Performer: Barbara Lalle, Rocco Agostini, Francesca Alesse, Alessandro Arrigo, Fabio Asaro, Arturo Belluardo, James Cameron, Patrizia Carbonara, Antonia Castellani, Clara Cerri, Carlotta Di Felice, Enzo Di Falco Mustazzella, Maria Teresa Filetici, Carmine Frigioni, Andrea Incalza, Emanuela Lalle, Cinzia Lamparelli, Lino Loddi, Angela Mancini, Loredana Margheriti, Francesca Margognoni, Eugenio Marini, Maria Marino, Massimo Marseglia, Flavio Massimi, Roberta Melasecca, Raffaella Murgo, Francesca Nesteri, Martino Pirella, Elisabetta Rampazzo, Guido Romano, Emma Saponaro, Clelia Sepe, Vanessa Teresa Topazio, Laura Trinci, Valentina Vinotti, Antonio Virzi, Valeria Vivarelli, Adriano Zaccagnini, Francesco Zinno.

Sabato 27 Ottobre 2018 ore 18.00
Partenza da Colosseo

Contatti
Barbara Lalle
barbix2002@libero.it
Interno 14 next
Roberta Melasecca
info@interno14next.it
www.interno14next.it

Ufficio stampa
Melasecca PressOffice
roberta.melasecca@gmail.com
3494945612
www.melaseccapressoffice.it