Archivi tag: guerra

La Signora del Teatro – Omaggio a Mariangela Melato

Neanche tre anni fa ho avuto la possibilità di andarla a vedere al Teatro Valle.
Ero stanchissima, quel giorno, ma il suo richiamo era stato più forte. Non potevo farmi sfuggire quella occasione. Andai.
Interpretava Il Dolore, di Marguerite Duras. Un monologo di due ore che durò l’attimo di due respiri, uno di attesa e l’altro di dolore.
Mi commossi. Riuscì lei a farmi commuovere, a trascinarmi sul palcoscenico per farmi entrare nella realtà che stava rappresentando.
Al termine, le mie amiche ed io uscimmo dal teatro sconvolte,  in silenzio.
Ci fu solo un fugace saluto e ognuna a casa sua.
Grazie Mariangela,
Emma

Vi invito a vedere questo spezzone di tre minuti… emozionante anch’esso.

La guerra di Piero

Avvertenza: questo è un vecchio pezzo, uno sfogo personale, scritto il 13 dicembre 2005, selezionato e pubblicato su Wema (Web Magazine). Ho voluto inserirlo in questo mio nuovo spazio.

Nonno Ernesto, ex giovanetto del ’99, quando parlava della 1a Guerra Mondiale, aveva sempre gli occhi lucidi, sebbene fossero passati settant’anni da quando si trovò di fronte tre fratelli che ebbero il torto di essere austriaci. Me lo ripeteva spesso, come una cantilena. Era ormai ultranovantenne e non aveva mai dimenticato. Diceva: “Ma io l’ho detto al prete che ho ucciso tre austriaci, ma lui mi ha risposto che non è peccato, perché eravamo in guerra”. Già, per il prete forse no, per Dio forse no, ma per lui era un atroce peccato che non si è mai perdonato e che si è portato nella tomba. Non pensava al perché della guerra, a ciò che era giusto o meno, pensava che quei tre ragazzi avevano il diritto come lui di continuare a vivere.
Nonno Giulio era stato anche lui un giovanetto del ’99, ma quando è morto io avevo appena otto anni. Lo ricordo come un uomo molto dolce, simpatico e goloso; molto goloso. Non riusciva a imporsi, anche alle tre di notte, di fronte alla tentazione di quel bell’elettrodomestico bombato con il pedale, ma che “accidenti a lui” – ripeteva sempre – non risparmiava nessuno scricchiolio che inevitabilmente svegliava la figlia con la quale viveva e che accorreva “accidenti a lei” – diceva, sempre lui – per impedirgli di addentare anche solo una semplice mela, neanche fosse la tentazione del diavolo. Poteva Zoppas essere il travestimento del diavolo-serpente? Questo me lo ricordo benissimo e pensavo anche che tutto era causa, non solo del suo diabete, ma della fame nera che aveva sofferto e che in quegli anni non risparmiava quasi nessuno, tanto meno i soldati. Era questo, secondo me, che faceva apparire il frigorifero, e tutto il suo contenuto, come l’oggetto del desiderio.
Questo è uno dei ricordi che ho di nonno Giulio. Questo e altri, che, con l’aiuto dei racconti di mia madre, la figlia, mi porto dietro custoditi nel cofanetto dei miei ricordi più preziosi.
Riguardo alla guerra, mia madre mi raccontava ciò che nonno ripeteva sempre: si mandava in prima linea chi aveva meno familiari da far piangere.
Una frase, tra le tante, che non dimenticherò mai, riguardava l’aver ricevuto una medaglia che voleva essere un premio, ma che imprimeva, nel cuore e nella memoria del soldato, uno dei tanti eventi che la bruttura della guerra regala inevitabilmente e indiscriminatamente. La frase era questa: “Ma quali eroi!!! Correvamo disperati contro quelli che ci dicevano essere nostri nemici, ma in quel momento vedevamo solo ragazzi come noi, e continuavamo a correre e pensare se fosse giusto o no, e correvamo, con il sudore che ci scivolava lungo la schiena e le feci che imbottivano le nostre braghe! Altro che eroismo, era paura, paura vera!!!”.
Ieri ho visto i filmati amatoriali, girati da soldati italiani a Nassiriya. Ho sentito tante frasi. “Annichiliscilo” era la più ricorrente. E poi: “Finiscilo, ancora si muove”, “Bravo, lo hai ammazzato”. Esultazioni o esaltazioni, mah, come: “Wow”, “Bravissimo, Paolo”.
Probabilmente è normale che un soldato si comporti così in guerra, anche se non doveva essere “guerra” ma “azione umanitaria”; probabilmente per vincere la paura, l’uomo diventa gradasso, cinico e…
Non mi stupisco di aver visto azioni di guerra, non penso ci sia ancora qualcuno che creda che i soldati italiani fossero partiti solo per ricostruire strade o portare acqua. Ma non voglio fare polemica. Oggi non mi interessa parlare di questo!
Quello che mi ha impressionato è stato vedere lo stato d’animo di questi soldati che, evidentemente, ben celavano la paura… o, meglio, voglio sperare questo. Quello che ho visto stanotte è stato come assistere ad un video game. Esultavano al bersaglio colpito… che non era mica una lattina di coca cola, no, era una VITA.
Non riesco a continuare, perché reputo sia riduttivo scrivere in poche righe il trambusto di emozioni che stanotte mi hanno tormentato, e facendo riemergere piccole memorie raccontate di una guerra ormai ben troppo lontana.
Ma il concetto l’ho espresso, spero, ed è quello che volevo. Sarà banale, lo so, ma non posso fare a meno di continuare a pensare che la violenza annienta l’uomo e lo priva di tutti i buoni sentimenti. La violenza esalta l’esaltazione, annebbia la ragione e rende l’uomo una delle bestie più cattive e feroci.

(…) e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore (…)

La guerra di Piero – Fabrizio De André

by Emma Saponaro

Foto tratta dal web