Incipit che lasciano il segno

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

Herman Melville, “Moby Dick”

Quando siamo di fronte al mistero della vita, in balia delle più tormentate riflessioni sull’esistenza, quando ci sentiamo in disarmonia pur consapevoli della nostra appartenenza nell’infinito universo, sale il bisogno di urlare il nostro silenzio e cerchiamo una sponda che ci appaghi, ci tranquillizzi. E la malinconia può realizzarsi in uno stato intimo rasserenante, come un caldo e grande utero salvifico, dove poter navigare con i nostri pensieri… Che ci capisca il mare e il vento, ci basterà!
balenaJosé María Pérez Nuñez/Flickr

 

Sul Romanzo: “Una mamma alla ricerca della figlia scomparsa”

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Una donna alle prese con un trasloco e con i suoi ricordi. Cecilia, la protagonista di Come il profumo (Castelvecchi), romanzo di Emma Saponaro (in libreria dal 23 novembre), si ritrova alle prese con un trasloco che è l’occasione per lasciarsi alle spalle una vita che sente non appartenerle più e per fare i conti con i suoi ricordi.
Tutto ha inizio nove anni prima quando un incontro con un uomo cambierà la vita di Cecilia donandole la figlia Leila che, però, otto anni dopo scomparirà improvvisamente.
La polizia scoprirà che Leila è stata rapita e che il mandante è un boss della ’ndrangheta calabrese.
Sarà questa scoperta a trasformare la storia in una serie di colpi scene e di verità drammatiche che, in un modo o nell’altro, segneranno la vita dei protagonisti.