L’ombra del giorno

LASCIAMI ANDARELuce.
Un altro giorno da affrontare, da combattere, da aggredire. Un altro giorno di agonia che tormenta la mia anima imbizzarrita.
Tu, luminare, saggi la mia mente arcana, e ti accanisci perché possa placarsi ma non rifiorire.
Riesci a sedarmi, reprimermi, trattenermi, ma non t’impegni a capire, a decifrare l’imperscrutabile, a svincolare quell’ombra principio di tutto. La rabbia grida quando non si è ascoltati. Questo sarebbe già un primo passo per capire.
Se solo mi somministrassi qualche goccia di comprensione e di benevolenza, oltrepassando la soglia della paura, paura dell’oscurità, ti guadagneresti il libero accesso ai meandri dei miei pensieri così strani, come li chiami tu, così tormentati, così… diversi. E quando la tua frustrazione per il fallimento della pillola miracolosa che non sortisce l’effetto assicurato ti porta a incastrarmi su un anonimo materasso, serrandomi polsi e caviglie, chiediti per cortesia se per caso la tua autorità non leghi e offenda anche la mia dignità.
Confondi l’artificiale oscuramento dei miei tormenti, esangui ma mai estinti, con un raggiunto addomesticamento, e ti compiaci.
Il mio corpo è fiacco, la mia bocca di fiele non ha forza per dire, i miei occhi guardano da dietro un velo, eppure la riserva di decoro che serbo è sufficiente per discernere, e decidere.
Apro la finestra alla vita. Spiego le ali della disperazione. Inspiro una boccata d’impudenza, e con un consapevole e funesto balzo mi lancio nel vortice di una lussuosa e agognata libertà.
Buio.

by Emma Saponaro

Miniracconto selezionato per l’antologia Parole per Strada “Lasciami andare”. Ringrazio l’Associazione Il Furore dei Libri per aver creduto in me anche nella V edizione.

Il sapore dolce del Salento

aaa TERRA MIA PAROLE PER STRADALacrime di pioggia rigano i vetri cupi del mio ufficio.
Dieci anni sono passati da quando vivo al Nord. Da allora, malgrado tentassi di chiuderlo fuori, il gelo si è insinuato in ogni parte di me.

Gente che va, gente che viene, gente che corre. Il brunch, gli aperitivi, la frenesia metropolitana che mi stordisce. A casa, la sera, chiusa la porta, il frastuono si dissolve nella malinconia che impertinente si svela e si esibisce.
Il Natale ormai prossimo mi regala nostalgici ricordi, profumi mai dimenticati, sapori che stridono con pasti fugaci e distratti.
Il trillo del campanello squarcia la tristezza. Sussulto, decido di allontanare il cruccio. Un pacco per me! Firmo e congedo il fattorino allungandogli la mancia.
Non posso aspettare, adagio il dono sul tappeto e m’inginocchio al suo cospetto. Osservo quella scatola che mi suggerisce la provenienza.
C’è ancora chi pensa a me!
Lo apro, guardo curiosa e sorrido. Un pesce di pasta di mandorle mi rivede bambina, quando mi era dato il privilegio di scegliere la parte migliore, la più morbida e ricca di marmellata, e il diritto di mangiare l’occhio del pesce, un chicco di caffè.
Li sento, ora, quei profumi. Profumo di terra rossa, quella terra che si estendeva nella campagna del nonno rivestita da ulivi.
Salento, terra che mai potrò dimenticare. Un sorriso desta il torpore.
 Accovacciata sul tappeto svestito, mi sono persa nel suo arabesco concentrata su una improbabile figura di pesce.
E il dolce della marmellata si aggrappa ai miei pensieri…

Emma Saponaro

Miniracconto scritto in 1500 caratteri e selezionato per l’antologia Parole per strada “Terra mia”. Ringrazio l’associazione  Il furore dei libri, per aver creduto in me in tre anni consecutivi. 

Dipendo da te

Odio il vento in faccia. Non correre, idiota!
Olga fa tutto il contrario di ciò che dovrebbe.
– Ester, guarda che bel vestito.
Il vestito? Ma le hai viste le rose all’entrata del parco? E gli effluvi della lavanda che abbiamo sfiorato, dì, li hai percepiti?
Noia. Costrizione.
I ricordi, eccoli che tornano. Mi trascinano con dolcezza nel passato. Alcuni non li riconosco fin da subito; avvolti da un alone di estraneità che man mano si dissolve, e mi si conficcano nel cuore.
A volte ne sento anche l’odore, sembra una magia.
Odore di gesso, di scuola, la scuola d’una volta.
Odore della colonia della nonna, dei biscotti della zia, odore di treno.
L’odore della domenica. Sì, la domenica aveva un odore suo: di arrosto, di bagnoschiuma, di cera sui pavimenti, di lucido da scarpe, di incenso in chiesa e di sala fumosa del cinema.
E poi l’odore del mio primo bacio, e il ricordo del suo sapore, che mi caricano di nostalgia e mi rigano le guance, perché di baci non ce ne furono più.
Vorrei correre, cantare, urlare, litigare. Vorrei disperarmi, e gioire. Mi manca tutto, solo ricordi mi restano.
Perché m’ignori, e mi parli di vestiti? Prova a metterti al mio posto.
– Bella camminata, vero Ester?
Camminata? Sono paralizzata, idiota, e “cammino” trascinata su questa dannata carrozzina da una sconosciuta come te che è pagata per farlo.
Tu non sei nulla per me. Ma non ho scelta, sono nulla anch’io!
Respiro, aspettando con brama quel giorno in cui non avrò più memoria.
E troverò finalmente la pace.

By Emma Saponaro

parole per strada per stradaMiniracconto di 1500 caratteri selezionato per l’antologia “Camminando con…” promosso da Parole per strada, edizione 2012.