Racconti marini #1

Il quinto giorno che sono qui. Mi decido a scendere in spiaggia.
Ma sì, una bella nuotata, mi asciugo e poi risalgo.
Di bagnarmi non se ne parla, non ora, l’acqua è ghiacciata.
Leggo.
In fondo c’è pace. Il distanziamento funziona. Adoro il distanziamento, soprattutto in spiaggia. No, lo adoro sempre.
Mi sdraio e nella pace mi concedo la lettura del nuovo romanzo del mio amico Maurizio. Mi “acchiappa”. Bello.
Ah, che quiete. Il giusto venticello. Il sole non troppo caldo. Il profumo del mare.
Leggo.

“È arrivata la BUFEEERAAA / è arrivato il TEMPORAAALEEE!”

Mi volto.
Il signore anziano che se ne stava pacioso pacioso seduto sulla sua poltroncina a guardare il mare, all’improvviso si è acceso al canto di questo ritornello ripetuto più volte.
Pochi secondi e capisco che la bufera e il temporale sono sostantivi che si riferiscono entrambi alla moglie.
Di colpo, la simpatia per lui si appassisce come un canotto squarciato.
Leggo.
Niente da fare, vengo continuamente infastidita da una voce stridula e martellante.
“Alzati, non vedi che sei seduto sulla maglietta?”, sbraita la moglie.
Lui si alza silenzioso. Poi si rimette seduto.
“Alzati, non vedi che l’asciugamano è bagnato? Lo dovevi mettere appeso allo schienale. Così. Vedi?”, sbraita sbuffando la moglie.
“Che fai, in piedi? Non vedi che hai i piedi tutti insabbiati? Metti le ciabatte al sole altrimenti porti la sabbia a casa.”, ordina la bufer… ehm, la moglie.
Ora capisco.
Con “temporale” e “bufera” Rascel si riferiva alla guerra.
Capisco. Capisco perché con “temporale” e “bufera” l’amabile signore anziano abbia inteso riferirsi alla moglie.

E parafrasando Camus “Solo la musica è all’altezza del mare.”

Mare-in-tempesta-40x50 - Napoliflash24 - Giornale di informazione ...
foto tratta dal web

Origliando… in spiaggia!

Premessa:
Vi assicuro che è tutto vero. Lo so che non si fa, ma se alcune persone gridano pur stando a distanza ravvicinata vuol dire che vogliono farsi sentire , no? E oltre tutto io non ho nulla da fare, visto che ho dimenticato il libro a casa!

Due signore sessantenni, che in genere si parlano male l’una dell’altra, oggi hanno imbastito un discorso culinario. Stanno parlando amorevolmente sotto l’ombrellone accanto al mio.
Inizia la conversazione la signora bionda «Stasera ho a cena mia figlia Lucrezia, mio genero, mia nipote Angelica, e la mia consuocera. Più mio marito e mia sorella con il marito, siamo in otto. Non potrò andare a giocare a burraco!»
«Accidenti quanti siete, e come ti organizzi?» chiede la signora mora, convinta che a breve potrà godere delle difficoltà dell’amica.
«Figurati! Per me è un piacere cucinare. Ci sono abituata ad avere tante persone a cena. Per noi adulti preparerò un carpaccio di polpo fresco all’aceto balsamico, un po’ di calamarata per chi desidera la pasta, ricciola con patate in crosta e misticanza. Per concludere, giusto un po’ di fragoline con gelato alla vaniglia che ho preparato questa mattina. Mio genero, però, non mangia pesce e quindi per lui ho preparato la parmigiana. Alla piccola Angelica invece polpettine di vitella e purè di patate, ne va pazza»
«Mhhhh» è l’unica cosa che la signora mora riesce ad emettere, dopo lo smacco della signora bionda, ma non perdendosi d’animo irrompe con una notizia eccezionale: «Invece IO ieri ho dato il meglio di me stessa a cena»
«Dimmi, dimmi, mi interessa, cos’hai preparato di buono?»
«Due chili di cozze. Ho cucinato una bella impepata di cozze. Ho fatto soffriggere l’aglio con l’olio. Poi ho buttato le cozze nel tegame con un poco di peperoncino. Ma la difficoltà è nel saperle rimestare ogni tanto. Poi le ho portate a tavola e con il mestolo ho fatto le parti. Quando le cozze si aprono, formano un buon sughetto e quindi ho messo a tavola del buon pane che ho comprato da Iole. Ho fatto un figurone. Solo quelle, ma tante»
La signora bionda non replica, la guarda imbarazzata, tentando forse di nascondere il suo stupore.

Non mi supirebbe se la signora mora stesse pensando: «…quanto è invidiosa!»

by Emma Saponaro

La foto è stata scattata dal mio cellulare